Illusione incauta di Anna Ciraci

Continuavo a chiedermi come diavolo era successo di trovarmi lì, ancora non riuscivo a capacitarmene.
Lui sopra di me che infieriva coi suoi colpi funesti il mio corpo che ormai sembrava un sacco di patate vuoto buttato a terra.
E io a domandarmi cosa mi aveva portato fino a quel punto.
Ricordo che avevo tanti amici che mi circondavano di affetto e una famiglia calda come una coperta stesa davanti al fuoco di un camino acceso nelle serate d’inverno. Dov’era tutto questo adesso?
Sotto i pugni insanguinati dal mio stesso sangue e le parole offensive urlate sopra la mia testa stanca, dove mai mi sono perduta per meritarmi questa ferocia inaudita?
Ero solo persa dentro un ricordo mai vissuto, un’ossessione, una di quelle scelte che a un certo punto della tua vita ti portano a chiederti e se al contrario avessi preferito…? e ho lasciato e perso tutto solo per rincorrerlo, perché infondo ciò che avevo non mi bastava.
Ero nella soffitta di casa dove mi nascondevo quando volevo stare da sola con me stessa. Era piena di scatoloni di tutte le vite che ho dovuto lasciare per colpa del lavoro di mio padre, praticamente cambiavamo città ogni due anni, giusto il tempo di affezionarmi per poi scappare di nuovo.
Quel giorno non volevo pensare e mi misi ad aprire gli scatoloni.
Da uno dei miei diari scivolò fuori un bigliettino tutto stropicciato e consumato:
“LO SO CHE NON TI RIVEDRÒ MAI PIÙ
MA IO DEVO FARLO
TI AMO E TI AMERÒ PER SEMPRE
CLAUDIO”
Non ricordo quante lacrime ho versato su quel pezzo di carta e quante fantasie ho consumato stringendolo fra le dita, ricordo soltanto il vuoto che mi portavo dentro da quando ero partita tre anni prima.
Bastò solo questo a riportami indietro e lasciarmi tutto alle spalle. Feci la valigia presi quei quattro soldi dal salvadanaio e scivolai fuori di casa alla ricerca del mio amore perduto.
Mi accolse come se gli anni non fossero mai passati, premuroso ed accogliente il suo sorriso come l’avevo sempre ricordato, anche il suo sguardo avvolgente e rassicurante come lo era allora. Quando mi prese fra le braccia non potei fare a meno di sentirmi a casa.
Ed ora son qui. Sono passati due anni dalla mia scomparsa da casa. In fuga come due banditi rincorsi da genitori che non volevano lasciarci vivere i nostri giorni, costretti a vivere di stenti per stare semplicemente insieme. E lui, così pazzo da seguirmi.
“Sei tornata da me” mi disse col suo bel sorriso: “non permetterò che ti portino via ancora”
Questa fu la sua promessa e la mantenne fino al giorno in cui perse la testa e mi si scaraventò addosso come una furia omicida.

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