Il ritorno

Questa che racconterò è una storia vera e parla di una grande amore e di una lunga attesa. L’amore di una madre e l’attesa per suo figlio.
Me l’ha raccontata mia nonna. Lei aveva vissuto la prima guerra mondiale, quella chiamata ‘la grande guerra’ e quando mi raccontava della sua giovinezza, invariabilmente il suo discorso sconfinava in ciò che più doloroso possa esservi al mondo; la guerra si era portata via – diceva proprio così – tanti figli di mamma, – si diceva proprio così e non importa se spesso quei figli fossero già sposati e padri di figli: restavano sempre figli di mamma!
Dal paese di mia nonna partirono tanti uomini, anche il nonno, pur se padre di due figli fu richiamato per combattere quella guerra assurda che si svolgeva chissà dove, lontano, tanto lontano da casa.

Partirono tutti i giovani.
In paese viveva una donna, Cristina, era rimasta vedova in gioventù e aveva dedicato la propria vita al suo unico figlio, Toto’, un bravo ragazzo che continuava a dire alla madre che non si sarebbe mai sposato ma sarebbe rimasto sempre con lei.
Toto’ partì assieme ad altri compagni.
Lontano, chissà dove, c’era la guerra, ma la vita in paese proseguiva sempre allo stesso modo: la vita andava avanti.
Anche Cristina, pur se con il cuore addolorato e preoccupata per la sorte del figlio, cercava di vivere come le altre donne: la casa, l’orto, le galline e pensava cosa avrebbe preparato al figlio quando sarebbe tornato alla fine della guerra. Mentre lavorava pensava al figlio e pregava: pregava la S. Vergine di aiutare quel figlio così bravo che non voleva sposarsi. Oh, ma lei lo avrebbe convinto a trovare una brava ragazza, in paese ve ne erano e lei sarebbe stata contenta di diventare nonna.
Poi un giorno la bella notizia: la guerra è finita!
La nonna riusciva a farmi vedere con l’espressione del suo viso e l’intensità della sua voce quanto fossero felici le donne del paese. Il nonno era tornato a casa da un po’ di tempo perché si era ammalato.
Allora iniziarono a tornare in paese gli ex combattenti: chi sano – i più fortunati, – chi malato o ferito – ma comunque sempre fortunato, chi…invece…non fece ritorno!
In questo caso le madri o le mogli apprendevano con un dolore incommensurabile, che il loro caro era morto da eroe, magari veniva recapitata loro una medaglia o una nota di elogio.
Quando erano iniziati a tornare in paese i primi i combattenti, Cristina si era seduta vicino la sua porta per guardare lungo la strada dalla quale sarebbe arrivato il figlio: la strada non era molto lunga ma lei voleva avere la gioia di vederlo spuntare quando vi sarebbe entrato dopo aver lasciato la piazza dove sarebbe arrivato con la corriera che giungeva in paese.
Agnese attendeva e, mentre si complimentava con chi tornava, chiedeva notizie del figlio.
Notizie di Toto’? Niente: nessuno di quelli sapeva nulla. No: non era nel suo battaglione. No: non era nella sua linea di confine. No: non lo aveva visto morire se no, “Figuriamoci Donna Cristina, ve lo avrei detto!”
Pietose bugie: nessuno di loro aveva il coraggio di dire alla povera donna la cruda verità.
Ma Agnese non si arrendeva: voleva credere a chi le diceva che il figlio non era morto e allora, e da allora, trascorse le giornate seduta a fianco dell’uscio della sua casa. Non si occupava più di nulla perché non voleva perdersi la gioia del momento in cui avrebbe visto il figlio arrivare da laggiù, da dove iniziava la strada.
Alcuni parenti, con molta pena e grande compassione, avevano deciso di aiutarla: badavano alle galline, all’orto, le preparavano da mangiare e lei consumava il poco cibo che riusciva a ingoiare seduta sempre lì, con lo sguardo fisso lontano sulla strada.
A chi le domandava perché stesse sempre lì, rispondeva : “Sono in attesa, sono in attesa!”
Poi un giorno si alzò da seduta, si tolse il fazzoletto nero che ormai da anni portava sul capo e iniziò a gridare felice: “Eccolo, eccolo!”
Si mise a correre lungo la strada mentre gridava: “Figlio mio, Toto’, figlio mio, sei tornato!”
Poi cadde a terra: un piccolo fagotto raggomitolato su se stesso buttato a terra.
Le vicine accorsero per aiutarla rialzarsi ma non poterono fare altro che provare una gran pietà di lei, per la sua triste fine. Qualcuno si rese conto che Agnese era morta sorridente.
Nessuno di loro avrebbe mai saputo perché.
Agnese aveva visto venire dal fondo della strada un giovane militare: suo figlio!
Il figlio era tornato, lei gli era corsa incontro e lo aveva abbracciato.
“Si mamma, sono tornato, ora staremo sempre insieme.”
Nessuno avrebbe mai potuto immaginare quel che era accaduto, e io stessa non ho mai capito come mai mia nonna, col passare degli anni avesse finito col pensare che Agnese fosse morta felice mentre abbracciava il figlio che era tornato: solo che lui non era tornato per rimanere ma era tornato per prendere lei e portarla con sé, per stare sempre insieme, come tante volte le aveva promesso da vivo.

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