Hanno bruciato i sogni

Dedicato a Elisabeth, Francesca e Angelica.

Anja non sa se è sveglia o dorme. Tossisce, forse si è presa l’influenza. La gola le fa male. Le è parso di aver sentito un rumore provenire dall’esterno, come di una bottiglia che si infrangeva vicino alla porta d’ingresso, e ora i suoi occhi vivaci percorrono freneticamente il tettuccio di lamiera, nella penombra della piccola roulotte, e ridiscendono lungo la parete fino all’angolo dove è riposto il violino. Le bruciano gli occhi,come se avesse pianto. La visione del suo strumento preferito la rassicura. La luce della luna filtra debolmente attraverso le tendine di pizzo della piccola finestra, che si apre come un occhio rotondo sul lato posteriore dell’abitacolo, avvolta in una nebbiolina densa. Accanto a lei, alla sua destra, Chanti riposa, un dito in bocca e le palpebre socchiuse; Anja se ne accorge e ci passa sopra il palmo della mano, con un gesto delicato: la sua bunică le ha spiegato che gli occhi sono la porta dei sogni; e per non farli scappare, i sogni, bisogna tenerli ben chiusi. Chanti ha tre anni ed è nata in Italia. Il suo nome significa “figlia tanto attesa”, perché è arrivata dodici anni dopo sua sorella. La bambina non sa nulla dei viaggi della carovana per i paesi d’Europa. Non conosce il freddo della Germania, i viottoli di Parigi, le luci di Barcellona di notte, e non ha mai visto altro cielo stellato se non quello che splende sopra le loro teste; la loro casa, da quattro anni, è un campo nomadi all’estrema periferia di Roma. In fondo, ad Anja non dispiace questa sistemazione; se potesse scegliere, vorrebbe rimanere lì in eterno. Immagina di indossare la sua gonna più bella, e col suo strumento in mano percorrere a piedi scalzi tutta piazza Navona fino alla fontana del Moro. Ecco che la folla si apre per farla passare, e infine si chiude alle sue spalle e rimane in attesa della sua esibizione, in silenzio. Lei allora agita l’archetto in aria e si inchina di fronte al suo pubblico; poi appoggia il violino sulla spalla e comincia a suonare. Anja vuole diventare una musicista affermata, ed esibirsi in un grande teatro. L’ha detto anche agli assistenti sociali, quelli che sono venuti a far loro visita la settimana scorsa per informare la famiglia che Chanti può frequentare la scuola dell’infanzia. Questa è stata per lei una gran bella notizia, perché è stufa di far da balia a sua sorella quando i genitori non ci sono. Deve studiare violino, Anja, e uscire con i ragazzi della sua età: c’è quel Mario, che la aspetta tutti i giorni al parco dietro il campo, e di pomeriggio passeggiano su e giù per il viale alberato, raccontandosi le rispettive vite e programmando un futuro, come sa fare solo chi conserva ancora dentro di sé il potentissimo quanto effimero specchio dell’illusione. Mario non vive in un campo rom, ma in una casa a Centocelle. Fin dall’inizio questo non ha costituito un problema nel loro microcosmo, anche se sono consapevoli che gli adulti da ambo le parti hanno eretto limiti invalicabili, per quanto invisibili, fra il campo e il resto del mondo. Anja ci ha riflettuto parecchio, ed è giunta alla conclusione che gli adulti hanno solo paura di ciò che non conoscono: per questo attende con ansia il giorno in cui diventerà una violoncellista famosa, per dimostrare a tutti che non c’è nulla di cui avere timore, nel pronunciare la parola “zingaro”. Vuole entrare nel cuore della gente attraverso la sua musica. Pensa che questo basterà a dissolvere l’odio, come i raggi del sole dissolvono la nebbia. Con la mente persa nelle sue fantasie, Anja sente le palpebre farsi pesanti. Dalla finestrella il riverbero della luce si è fatto più intenso, come di fiammelle che lambiscono i vetri. Le pare quasi di vedere le tendine di pizzo arricciarsi e prendere fuoco, ma non può essere, sarà la sua fervida immaginazione che le sta giocando un brutto scherzo. O forse è un sogno. La ragazzina vorrebbe pizzicarsi una guancia per capire se è sveglia, ma le braccia non vogliono collaborare; l’unico gesto che le riesce è quello di accucciarsi vicino a Chanti, che in un attimo è diventata piccola piccola, uno scricciolo di bambina nel suo vestitino di toppe colorate, mentre l’abitacolo è ormai saturo di fumo e l’aria si fa irrespirabile. Anja chiude gli occhi, un’ultima volta; sente voci lontane, qualcuno che grida di portare dell’acqua, ma lei ora è al parco, e c’è Mario che le sta tendendo la mano: il suo sorriso le riempie il cuore. Poi le tenebre hanno la meglio, e la coscienza sprofonda nell’oblio. Le troveranno abbracciate, Anja e Chanti; le donne si strapperanno i capelli e urleranno il loro dolore al cielo. E gli uomini staranno in silenzio davanti alla morte, mentre il germe della vendetta s’insinuerà nelle loro menti e armerà il loro braccio. No, non sono due bambine, arse in una notte di disperazione: è la speranza stessa a essere bruciata, mentre attendeva che un futuro migliore si realizzasse attraverso i loro sogni. Nessun violino suona più nel campo, ora, per infrangere le barriere di filo spinato erette nel cuore.

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