Irradia di Claudia Lo Blundo Giarletta

Tema: Sette parole (Irradia)

Non riusciva più a sopportare i tanti dolori nella sua vita, se ne sentiva schiacciata e non riusciva a trovare rifugio nemmeno nella preghiera.
Natale era prossimo ma lei non riusciva a gioirne eppure sarebbe voluta andare in chiesa, non importava che ci fosse la neve, non importava se suo marito, dal carattere litigioso, fosse stato ucciso, non importava se avesse visto morire i suoi figli, in cerca di vendetta per la morte del padre: aveva pregato lei che morissero piuttosto che sapere che avrebbero perduto la loro anima per aver compiuto un omicidio.
Era natale e il suo animo era triste, oppresso da tanti fatti dolorosi.
Come può una donna, una madre, gioire solo perché sembra che a Natale tutto diventi bello.
Lei avrebbe voluto avere la forza di scrollarsi, da dosso, tutto quell’intimo dolore e partecipare non solo con la sua presenza fisica, ma anche con la sua gioia interiore, alla festa che è la madre di tutte le feste: il Natale!
Era passato tanto tempo da quando, fanciulla, si avviava verso la chiesa con i suoi amati genitori, morti da tempo, quando lei avrebbe avuto bisogno del loro aiuto, del loro sostegno.
Erano lontani i tempi in cui le dicevano che tutto in lei sorrideva.
Tempi lontani! Adesso avrebbe voluto coprirsi il volto per non mostrare di sé quello che lei non era e non avrebbe voluto essere.
Al chiuso della sua tristezza, per ripararsi dal freddo, si stringeva lo scialle addosso perché, nella sua tristezza, ormai non pensava più di accendere il fuoco.
A un tratto, nel silenzio della sua casa dove non risuonavano più né risate né grida, in quel silenzio che pure era affollato dai ricordi lieti e dolorosi, una voce rimbombò alle sue orecchie mentre, quasi fosse la pagina del Messale, quello che il prete leggeva in chiesa, sulla parete apparve una scritta che, involontariamente, al colmo dello stupore, lesse a voce alta:
“Irradia!
Si guardò attorno. Chi aveva parlato? Non c’era nessuno oltre lei.
Comprese, era la sua voce che ripeteva:
“Irradia!”
La voce veniva dal suo intimo, veniva da quel Bambino che sarebbe nato quella notte.
Stette un attimo in silenzio, la scritta scomparve e lei si ritrovò a fissare la parete ormai vuota.
E allora comprese.
Non doveva stare chiusa nella sua casa a macerarsi nel dolore. Aveva una missione da compiere. Doveva smettere la sua aria afflitta, lei, da tutti ritenuta cosi capace di accettare tutte le prove che Dio le aveva mandato, lei capì.
Aveva un compito: irradiare su tutti la gioia che, nonostante tutto, può dare vivere sotto lo sguardo di Dio, quel Dio che, tutti lo sapevano, era in grado di perdonare tutto.
“Irradia gioia, irradia la serenità che questa notte di Natale ti darà perché te ne faccia portavoce.”
Così, lei, si avviluppò nel suo mantello e col cuore colmo di una serenità ritrovata si avviò verso la chiesa.
Domani, domani avrebbe portato la sua gioia anche a chi non sapeva di possederla ma, con lei, l’avrebbe scoperto in sé.

P.S. ogni riferimento a persona, eventualmente individuata, è puramente casuale.

13 Comments

Comments are closed.