L’ultima notte di Elena

cagnassi«Aiuto, aprite!!!» nel cuore della notte, il bussare insistente alla porta di casa, fa precipitare Elena dal mondo dei sogni.
«Cosa succede, chi è?» chiede spaventata da quel frastuono. Un tonfo e più nulla.
Elena sbircia dallo spioncino, ma vede solamente la porta dei vicini e il vuoto totale.
Si affaccia al terrazzo che dà sul corso Vittorio Emanuele: alle tre di notte non si vede in giro anima viva.
Torino sprofondata nel sonno, riflette solamente le luci dei suoi lampioni, diffuse sulle verdi fronde degli alberi del Valentino.
A quel punto Elena decide di aprire la porta dell’ingresso di servizio.
Di fronte a lei, sul pianerottolo, due lunghe gambe di donna. Un sussulto: oddio chi sarà mai? Quel corpo steso sullo zerbino, non da segni di vita.

Prende coraggio e oltrepassa la soglia di casa, si china per valutare per lo stato della sconosciuta.
All’improvviso prova un dolore lancinante tra la spalla e la nuca, si sente mancare.
Semi incosciente, si sente trascinare da qualcuno dentro all’appartamento, ma non trova la forza di reagire.
Una bella ragazza bionda, insieme a un complice, si accomodano sul divano del salone.
«Cosa volete da me?» chiede Elena, ancora stordita e in preda al panico.
«Fare una passeggiata tesoro!» spiega la bionda avvenente.
L’uomo, resta in silenzio a osservarla. Poi alza lo sguardo sull’amica e le fa cenno di proseguire.
«Andiamo in banca gioia, devi prelevare!» insiste impaziente la giovane.
«A quest’ora? Non passeremo inosservati.» cercando di essere convincente.
«Tu fai quello che ti chiedo, senza discutere!» il tono di voce forte e deciso.
Rovistano tra i cassetti, lasciando i gioielli al loro posto, tranne un solitario di circa due carati, che la fanciulla mette al dito.
«Bello eh? Sta bene anche a me, guarda!» le pone la mano sotto gli occhi per schernirla.
Elena in preda al terrore, ha una gran voglia di piangere.
«Chi siete, perché siete venuti qui?» domanda disperata.
L’uomo, giovane e prestante, brusco nei modi, si liscia i lunghi capelli bruni portandoli all’indietro. Sotto la t-shirt mostra un fisico atletico e due ali tatuate sull’omero sinistro.
Si avvicina a Elena sfiorandole il viso, sensuale.
«Sei bella!» pronuncia lui. Il linguaggio del suo corpo lancia messaggi espliciti.
«Scendiamo adesso, facciamo due passi!» le ordina.
«Sta per rientrare mio marito.» esordisce poco convincente, con un fil di voce.
«Non mentire!» la zittisce lui.
Scendono in ascensore: Elena, stretta tra i due, trema.
Si avviano a piedi lungo corso Vittorio, in direzione della stazione di Porta Nuova.
All’angolo con via Calandra, un trans attende un probabile cliente, ritardatario.
La notte emana nel silenzio, un’atmosfera singolare: il buio ha un odore lugubre.
«Il codice del bancomat, sbrigati!» ordina la bionda.
«Non posso prelevare più di tanto!» tremava come una foglia Elena.
D’un tratto, la punta fredda di una lama le scalfisce un fianco.
«Facciamo un giretto, hai altre carte!» la bionda affonda piano l’arma nella cute.
«Non farmi del male, ti prego!» piange la vittima, si sente perduta.
Si accendono intanto toni più chiari. Il giorno sta per sorgere: rientrano.
L’uomo intima alla complice di aspettarlo nell’auto parcheggiata lì vicino.
Elena è stravolta.
L’individuo recupera l’arma e, entrando, spintona la donna verso l’ascensore.
«Ti accompagno a casa, sei soddisfatta?» le sussurra all’orecchio.
«Cosa vuoi da me? Lasciami andare!» la sua bellezza mediterranea, si dissolve dentro fremiti di terrore.
Entrano e, sotto la minaccia del coltello, lui la costringe al silenzio. Elena è di pietra.
«Non mi hai offerto da bere!» le fa notare.
Trova due bicchieri e versa del wisky in entrambi.
«Bevi, ti sentirai meglio!» le punta la lama al petto perché vuoti il suo calice.
La donna è in preda a tremori devastanti, le forze le vengono meno, mentre il suo carnefice la strattona, guidandola verso la stanza.
La palpeggia lascivo, mentre lei lo supplica: «Non farmi questo, non voglio!»
«Voglio regalarti un’emozione nuova!» la spintona e lei piomba sul letto.
Le bacia le lacrime che sgorgano copiose, è quasi dolce nella sua violenza.
Elena lo lascia fare, non vede l’ora che l’incubo finisca.
L’uomo la spoglia bramoso, quindi la fa sua con passione.
«Dolcezza, un omaggio del tuo adorato marito!» le bisbiglia piano, mentre lei sviene, cedendo la sua vita allo straniero che le affonda la lama nel petto.
Elena esala l’ultimo respiro.
Prima di uscire, l’assassino si volta a studiare la scena del crimine: tutto è in ordine.
Ormai è l’alba, l’uomo si avvicina alla vettura posteggiata in corso Vittorio, compone un numero al cellulare.
«Sono io dottore: tutto sistemato!» e sale sull’auto pensoso.
La bionda avvia il motore dirigendosi verso la collina, alla piazza dell’obelisco dedicato ai caduti della guerra di Crimea, da cui prende nome quella zona residenziale.
Varcando il ponte Umberto I , due anime malvagie godono silenziose magici giochi di luce riverberare sulle acque del Po. Torino è positiva e misteriosa al suo risveglio.

30 Comments

  • Bel racconto, molto teso e drammatico; il lettore si ritrova trascinato nei pensieri della povera Elena, vittima inconsapevole dei brogli del marito… Aspetto il seguito *_*

  • Stella

    Voto questo testo. Una fine triste e ingiusta , ma purtroppo anche vera. Brava

  • luisa cagnassi

    Sì, il male esiste, mi spiace un po’ che sia dovuto uscire questa settimana, che di morte abbiamo parlato anche troppo…
    Grazie Claudia, il tuo commento è lusinghiero e incoraggiante. 🙂

  • Claudia

    Bello, intenso, ti fa aspettare come finisce e alla fine termina nella maniera più prosaica che un o possa immaginare: il male esiste e gode nel fare male.
    lo voto

  • Renata Morbidelli

    Un racconto scritto davvero bene! Brava, Lisa! Voto questo testo!

    • luisa cagnassi

      Ma grazie Renata, mi lusinghi, non mi pare vero siano per me questi splendidi commenti. Grazie di cuore, ancora- <3

  • Annaluisa

    Voto questo testo. Scritto molto bene; la trama ben sviluppata in questo racconto breve; non è affatto semplice riuscire a creare un intreccio “che prenda il lettore”. Luisa ci è riuscita, complimenti.

    • luisa cagnassi

      Grazie di cuore Annaluisa, mi lusinga molto il tuo commento, so che ami questo genere. E’ un’immensa gratificazione per me. 🙂

    • luisa cagnassi

      Davvero? Pensa che ho cominciato qui per gioco.. Grazie di cuore Marina. 🙂

  • luisa cagnassi

    Grazie Anna Maria, che commento lusinghiero. sei molto gentile. 🙂

  • settegiornidifollie

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