Chiamata Intelligente

-Tata… Lala…-
“Che è?” pensò Paolo.
Allungò il braccio assecondando un riflesso, ma dove pensava di trovare il cellulare incappò in qualcosa di morbido: una spalla scoperta, forse. Aprì gli occhi, cercando in un solo colpo di capire da dove provenisse quel suono e di chi fosse la pelle liscia che sentiva sotto al palmo della mano.
Era quella di sua moglie? Qualcosa, nella testa che girava, gli diceva però che non era pelle di Marta, quella.
Aprì gli occhi: non era neanche nel suo appartamento.
Da lui il letto era grande, con il materasso in schiuma, i cuscini in lattice e le lenzuola bianche. Tutto era bianco e moderno nel suo appartamento: la TV da sessantadue pollici, il forno a zone a cottura variabile, il frigorifero con scanner e avviso di scadenza dei prodotti. Tutta alta tecnologia.
Invece oltre l’orizzonte di quella spalla vedeva l’ombra di un armadio liscio con le ante a specchio. Il letto poi era scomodo e vecchio, e le molle gli pugnalavano la schiena. Neanche l’odore nell’aria era quello giusto.

-Tata… Lala…-
Si sporse di più e afferrò il cellulare che suonava. Quello si che era suo: ultimo modello, schermo curvo, doppia fotocamera e suoneria smart.
”Agata”, si illuminò. La spalla apparteneva ad Agata: giovane, vogliosa, abbondante e piuttosto puttana.
Si ricordò del pub dove l’aveva conosciuta la sera prima. Avevano bevuto una birra o due; forse più a giudicare dal mal di testa e dal sapore amaro che aveva in bocca.
Possibile che fosse a casa di Agata? Sicuro. Era a casa di lei.
Tremò. Marta lo stava cercando? “No. Non può essere” si disse. Marta stava al paese dalla madre e a quell’ora, qualsiasi ora fosse, di certo dormiva.
Il cellulare squillava ancora con leggerezza: merito della suoneria intelligente.
Doveva essere importante perché chi stava chiamando insisteva senza arrendersi nonostante l’attesa; “Sconosciuto” lampeggiava sul display.
Alzò le lenzuola quel tanto che bastò per sbirciare sotto: erano entrambi nudi come vermi e un odore forte e dolce di sudore e sesso saliva dal basso.
Dovevano aver scopato. Peccato fosse stato così ubriaco da non ricordarlo.
Agata si agitò, girandosi e mettendosi supina.
Anche lei aveva il respiro alcolico; e intanto il cellulare non la finiva di suonare.
“Qualcosa a uno dei bambini?” si preoccupò. Sarebbe stata una scalogna incredibile; proprio la volta che si concedeva una scappatella.
“Tata… Lala…”
Agata si voltò ancora mostrandogli la faccia tonda. Aveva i capelli ricci, il naso un po’ schiacciato e le labbra sottili, il trucco sbafato.
“Tata… Lala…”
-Rispondi- gli disse lei senza aprire gli occhi.
Lui la guardò, poi guardò il cellulare e infine schiacciò un tasto a caso.
-Ricorda di comprare il latte- disse una voce dall’altro capo della linea. Riattaccò.
Paolo fissò il soffitto poi aprì la bocca come per dire qualcosa ma subito la richiuse: boccheggiava come un pesce.
-Chi rompe a quest’ora?- biascicò lei, ancora con gli occhi chiusi.
-La domotica. Il mio frigo. Cercava il latte- le rispose vergognandosi un po’.

15 Comments

  • luisa cagnassi

    Voto questo testo.
    Fuori dalla comune ispirazione di morte…Divertente a tratti, ma fa riflettere. la domotica, questa sconosciuta, impone un risveglio alla coscienza di un traditore comune. Bravo Fabrizio.

  • Voto questo testo

    Uno Shot divertente. L’idea della domotica mi fa sempre molto sorridere e inserita nel contesto del racconto ha fatto partire un sonora risata.
    Scrittura essenziale. Lettura molto piacevole.

  • settegiornidifollie

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