Un pomeriggio a Neverlandmorbidelli

Domenica pomeriggio! Finalmente avevo un po’ di tempo da dedicare alla lettura del mio libro preferito: “Peter Pan”. Anche se lo conoscevo a memoria e, ormai, nella mia testa, avevo dato una voce a ciascun personaggio, mi piaceva perdermi in quel fantastico mondo pieno di bizzarre creature. Come era mia consuetudine, mi sedetti all’ombra del faggio al centro del mio giardino. Appena appoggiai la schiena sul tronco dell’albero, caddi all’indietro, o meglio, precipitai in un lungo cunicolo. Con mia grande sorpresa, quando toccai terra non mi feci affatto male: un grosso mucchio di foglie secche aveva attutito la caduta. Spaesata e frastornata, mi sollevai e, dopo essermi ripulita un po’, cercai l’uscita. Di fronte a me c’erano tre tunnel. Imboccai quello che m’ispirava di più. Era stretto e buio, ma a un tratto vidi venirmi incontro delle strane creature: erano fate! Lasciai che mi guidassero con il loro sfavillio. Quando fui dall’altra parte trovai ad attendermi un mondo meraviglioso. Ero al centro di una radura. Una miriade di fate stava danzando mentre un giovane seduto su una roccia in riva al lago stava suonando un flauto. Un cervo era accovacciato accanto a lui. Attratta dalla musica, iniziai a danzare anche io. D’un tratto il cielo si fece scuro. Il ragazzo smise di suonare e si fece serio, mentre le fate, emettendo strani tintinnii, iniziarono a scappare in tutte le direzioni e a nascondersi dove capitava. Una di loro, che ancora non aveva trovato rifugio, volò tra le mie braccia. Istintivamente la strinsi al petto: il respiro era affannoso e il cuore le batteva all’impazzata. Alzai lo sguardo: un enorme drago color rosso cupo stava volteggiando sulle nostre teste. Poco dopo venne raggiunto da un altro drago con le squame blu. Come se stessero eseguendo uno strano rituale, le due enormi bestie iniziarono a compiere evoluzioni sopra la radura. Improvvisamente, quello rosso puntò minacciosamente contro quello blu e, quando fu abbastanza vicino, gli sputò addosso una lingua di fuoco colpendolo su un’ala. Emettendo uno straziante verso, simile a un lamento, il drago blu compì una virata completa e si gettò all’inseguimento dell’avversario. Quando gli su sopra, lasciò uscire dalla sua bocca una lunghissima lingua di fuoco azzurro investendolo totalmente. Il drago rosso, contorcendosi dal dolore, scese vorticosamente in picchiata inseguito da quello blu. Chiudendo per qualche istante le ali, l’enorme animale raggiunse il drago rosso e lo avvinghiò con la sua coda. I due caddero al suolo rotolando. Il loro impatto fece tremare la terra per qualche istante. Istintivamente, le fate tornarono a nascondersi. Con i gesti e con la voce, il ragazzo tentò di rassicurarle. “Non preoccupatevi, mie care! Non ce l’hanno con noi. Non dovete avere paura!”. Quella che era volata in braccio a me, emettendo degli strani tintinnii e agitandosi visibilmente, comunicò con il giovane. Dopo averla fissata per qualche istante, il ragazzo scoppiò in una fragorosa risata e, per tutta risposta, si sedette nuovamente sulla roccia e riprese a suonare. Infuriata, la creaturina si alzò in volo e spinse il giovane nell’acqua. “Impertinente!”. Gridò il ragazzo scocciato. “Beh, veramente lei ha ragione!”. Intervenni. “Sono piccole. Come puoi pensare che non abbiano paura di due enormi draghi sputa fuoco che si azzuffano sulle nostre teste? Perfino io, che sono di dimensioni decisamente maggiori, ho tremato un po’ quando li ho visti!”. “Hm!! che ne sai tu? Piombi qui all’improvviso e pretendi di dettar legge nella mia isola?!”. Era visibilmente irritato. “Lungi da me voler comandare a casa d’altri”. Ribattei abbozzando un sorriso. “Volevo solo farti notare che è normale, per delle creature così piccole, essere spaventate!”. “Zitta tu! Non conosci le fate come le conosco io! Sono abituate a vedere i draghi combattere! E poi, se proprio lo vuoi sapere, quelle creaturine indifese, come le chiami tu, vanno a infastidire quei bestioni mentre dormono! Loro non s’inquietano perché, al massimo, gli fanno venire un po’ di prurito sul capo o sul collo, ma sono delle belle dispettose, che credi?”. Tintinnando rumorosamente, la fata espresse il suo disappunto e fece la linguaccia al ragazzo. Dopo esserci scambiati una fugace occhiata, entrambi scoppiammo in una fragorosa risata. Indispettita, la fata spinse nell’acqua anche me. Guardando la scena divertito, il giovane rise ancora più forte: “Sei fradicia anche tu adesso!”. Esclamò iniziando a schizzarmi. Ridendo divertita, risposi all’attacco. Quando il sole dipinse il cielo di arancio e viola, sebbene a malincuore, decisi di tornare a casa. “Aspetta!”. Gridò il ragazzo trattenendomi per un braccio. “ Abbiamo vissuto un’avventura insieme e non so nemmeno il tuo nome! Lascia, almeno che mi presenti: sono Peter, Peter Pan! E lei è Trilly Tinkerbell!”. “Piacere di conoscervi!”. Esclamai emozionata e sorpresa. “Mi chiamo Emma, Emma Swan!”

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