La porta segretadi leonardo

Nevica. I fiocchi scendono lenti e silenziosi, piroettano poi si adagiano sul prato e si fermano come se fossero stanchi per il lungo viaggio.
Ad occhio direi che ci sono venti centimetri di neve.
Peccato! Volevo andare al lago. Pregustavo già il piacere di una lunga passeggiata con Zina, l’amica di una vita, poi avremmo bevuto un the o una cioccolata. Niente caffè, Zina non lo ama, la disgusta persino sentirne l’odore.
Accendo il camino e mi metto a leggere. É l’unica cosa da fare in questa domenica di marzo che avevo immaginato diversa. La lettura non è un ripiego, amo leggere, ma mi irritata sempre cambiare programma.
Distolgo lo sguardo dal libro, il fuoco crepita nel camino annerito e come sempre catalizza la mia attenzione. Mi chiama. Chiudo il libro e mi inebrio guardando le fiamme. Danzano leggere, si allungano, si contraggono. Di tanto in tanto lanciano intorno piccole scintille dorate. Quelle scintille mi riportano inevitabilmente alla mia infanzia e mi torna in mente una vecchia poesia.

“Oh monachine scintillanti e belle
che il camin nero inghiotte,
volate forse a riveder le stelle?”

Nella mia fantasia di bambina credevo che le monachine andassero in cielo e lì si trasformassero in stelle.
Anche ora, non più bambina, guardo le monachine e le immagino stelle. Mi incanto ad osservare il fuoco, ne percepisco il calore e improvvisamente tutto svanisce, mi appaiono galassie sconosciute, mondi lontani e pian piano una nuova realtà diventa concreta davanti ai miei occhi.
Sono sulle rive di un lago, ma che strani colori ha! Le acque sono rosa e rosa mi appare anche il cielo.
Sto sognando! Eppure tutto sembra vero.
Il lago è leggermente increspato e le onde si infrangono lente sulla spiaggia di ciottoli blu cobalto producendo una schiuma leggera di un rosa appena accennato.
Due cigni sbucano quasi dal nulla, intrecciano i colli lunghi e flessuosi, si allontanano l’uno dall’altro e si tuffano in acqua facendo emergere le zampe bluastre.
All’orizzonte il lago si restringe e lascia il posto a gialle colline. Le vedo sbiadire e pian piano dissolversi. Sono di nuovo davanti al camino, ma non è quello di casa mia, è più grande e antico. Grossi ciocchi di legna vi ardono e le fiamme sono alte. Le monachine scoppiettano liete e salgono su per la cappa scura. Voglio vedere dove vanno. Devo scoprire se volano in cielo, devo avvicinarmi di più. Le fiamme sono vicine, ma non bruciano, mi catturano e mi spingono su per la canna fumaria, in alto, molto più in alto del cielo rosa e poi di nuovo giù fino a toccare la cima dei monti.
Ora sono di nuovo davanti al camino, ma non sono sola, sul divano alla mia destra Zina e Lucia, sorseggiano un the. Mi sorridono, vedendo i miei occhi stupiti Zina mi domanda:
“ Che c’è, ti eri addormentata?”
“Certo che no! Volevo solo un po’ di the.”
“Ne preparo dell’altro e prendo altri biscotti. Oggi mi sembri affamata”
Qualcosa non quadra in questa storia, sono seduta davanti al camino in una casa sconosciuta con le mie più care amiche, le due donne sembrano perfettamente a loro agio.
E non basta, questa casa si trova in un altrettanto sconosciuto pianeta dai colori improbabili. Un pianeta posto oltre i confini del mondo, oltre la Via Lattea, oltre le galassie più lontane. Che mondo è mai questo e come ci siamo finite?
“Ragazze, dite la verità. Mi avete fatto uno scherzo? Dove siamo e come avete fatto a portarmi qui senza che io ne abbia coscienza?”
I loro occhi sgranati sono molto più eloquenti di qualsiasi discorso. Devo rimediare o mi prenderanno per matta.
Una risatina isterica parte dalla mia gola e sale alla bocca.
“Scherzavo! Vi ho spaventate?”
Lucia scruta Zina e poi me, il suo sguardo è ancora preoccupato, poi si scioglie in un sorriso.
“ Zina, nostra sorella ha sempre voglia di scherzare, quasi quasi ci cascavo.”
Nostra sorella? In che senso sorella? Devo prendere aria, mi alzo, attraverso la stanza a passo spedito e apro la porta. Leo si infila tra le mie gambe rischiando di farmi cadere, miagola soddisfatto e esce all’aperto. Una ventata gelida m’investe e mi fa rabbrividire. Quanta neve c’è fuori? Eppure poco fa in questo luogo oltre i confini del mondo c’era il sole.
Guardo Leo che goffamente si muove tra la neve, poi decide di rientrare. Lo seguo con lo sguardo fin dentro casa, sicura di vedere le mie amiche ancora sedute davanti al grande camino, ma… sono a casa, la mia casa e sono sola. Il libro che stavo leggendo prima di questa avventura è ancora sul bracciolo della poltrona, lì dove lo avevo appoggiato. Il camino è ancora acceso e le monachine salgono lente su per la cappa. Guardo l’orologio, segna la stessa ora di quando ho iniziato a leggere. Eppure mi sembra sia passato molto tempo. Ho fatto un viaggio oltre il tempo e lo spazio, mi sono ritrovata in un mondo dove le mie amiche erano le mie sorelle.
Posso darmi una sola spiegazione, gli Universi paralleli esistono, ma quale sia la porta che li mette in contatto questo sì che è un mistero.

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