Suor Leopolda

Tema:Memorie perdute

A volte basta poco a risvegliare un ricordo che credevi perduto, basta un profumo, una luce particolare, una musica e tutto torna vivido e reale. Nel mio caso fu una telefonata inattesa.
“Pronto?” Dissi alzando la cornetta.
“Ciao Laura… ti ricordi di me?
La pausa dopo il mio nome non bastò a darmi il tempo di ricordare di chi fosse la voce all’altro capo del filo e attesi qualche secondo prima di rispondere. Poi, come succede a teatro quando si alza il sipario e ti trovi davanti un mondo nuovo, ricordai.
Pina era stata la mia compagna di stanza quando frequentavo il primo anno di Liceo e avevo dovuto lasciare la mia famiglia per un improvviso trasferimento di mia madre in un paesino di montagna. Avevamo deciso di comune accordo che io mi trasferissi in un pensionato di suore nel paese d’origine dei miei genitori. Era lì che l’avevo conosciuta.

Parlammo un po’ del più e del meno e infine ci salutammo con la promessa di risentirci presto.
Avevo rimosso dai ricordi quell’anno. Avevo troppo sofferto e avevo scoperto che al mondo esiste anche la cattiveria e la meschinità e che queste risiedono nel cuore di chi dovrebbe provare e donare solo amore.
Suor Leopolda, la Madre superiora, era venuta ad accogliermi quando la mamma mi accompagnò quella sera di fine settembre, prima di partire per la sua nuova sede in quel paesino sperduto di cui, prima di allora, non avevo nemmeno sentito parlare. Sembrava premurosa e dispiaciuta per le lacrime che invano cercavo di ricacciare indietro.
Si informò anche con mia madre sui miei cibi preferiti e se c’erano cose che non gradivo mangiare.
“Perché sa, così evitiamo di prepararli”
Una cosa, una sola cosa venne in mente a mia madre in quel momento così difficile anche per lei: la minestra di verdure. Poi salutò e andò via.
Piansi tanto quella sera e dovetti fare i conti anche con un terribile mal di testa. Non fu facile addormentarsi, ma alla fine la stanchezza mi vinse. La notte in qualche modo passò e al mattino mi preparai per andare a scuola. Ero d’accordo con Rosita, una mia amica d’infanzia, che sarebbe passata a prendermi per fare insieme la strada. Ma attesi invano, poi delusa, mi avviai da sola verso la scuola.
Rosita mi aspettava davanti all’Istituto. “Hai dimenticato che dovevi passare a prendermi? Bell’amica sei!” Le dissi irritata. La sua risposta mi sorprese e mi indignò. Mi disse che quella mattina era passata, ma Suor Leopolda l’aveva mandata via dicendole che mia madre le aveva dato precise indicazioni in merito. Non voleva che la frequentassi. Rimasi di stucco, eravamo inseparabili, ci frequentavamo da una vita e mia madre, lo sapevo bene, era contenta di questa amicizia. Pensai ad un malinteso.
Il primo giorno di scuola passò in fretta e rientrai in collegio. Intanto erano arrivate altre ragazze e ci presentammo l’una all’altra. Le trovai subito simpatiche ed ero sicura che saremmo andate d’accordo. Qualcuna aveva la mia età, due erano nella mia classe e avremmo potuto studiare insieme. Altre erano più grandi.
Suor Adele, una delle due suore che ci avrebbero seguite, ci invitò ad entrare al refettorio e ci assegnò i posti.
Sentii dei passi e mi girai verso la porta giusto in tempo per veder arrivare Suor Alessandra con un grosso pentolone fumante, lo posò sul tavolo e cominciò a servire. Sentii un brivido lungo la schiena quando mi versò nel piatto due mestoli di minestra di verdure, l’unica cosa che non amavo mangiare e che Suor Leopolda si era premurata ad ordinare per pranzo quel giorno.
Lacrime calde e salate scendevano sulle mie guance, mi offuscavano la vista rendendo ai miei occhi la minestra ancora più disgustosa, ma la mangiai senza fiatare.
In quel momento realizzai che l’episodio di Rosita non era stato un malinteso, ma faceva parte di un preciso disegno così come vi faceva parte l’aver ordinato minestra di verdure quel giorno a pranzo.
Per fortuna mi ambientai bene in quel contesto, le ragazze avevano confermato la mia prima impressione ed andavamo d’accordo. La Superiora non mancava di tanto in tanto di riprendermi per qualcosa, ora perché portavo i pantaloni, ora perché avevo dimenticato d’indossare il prescritto grembiule nero, ormai non ci facevo più caso o quasi, anche se ero consapevole di essere l’unica di tutto il gruppo ad essere controllata a vista e che le regole valevano solo per me.
Un giorno Suor Leopolda mi chiamò nel suo studio e mi rimproverò duramente perché le avevano detto che ero rientrata da scuola con un ragazzo. Inutile spiegarle che due compagni di scuola si erano avvicinati al nostro gruppo e avevamo fatto la strada insieme. Fu durissima e mi ferì profondamente con le sue insinuazioni. Eppure non mi ero allontanata dal gruppo, non avevo dato la minima confidenza a nessuno, anche le altre avevano fatto la strada con i due compagni e solo io ero lì, unica imputata davanti all’Inquisizione.
Ancora oggi mi domando perché Suor Leopolda abbia agito così. Mi sono anche data una risposta, ma la tengo per me.

39 Comments

  • Avevo quattro anni, e mi furono sufficienti due giornate per rifiutarmi di continuare a frequentare l’asilo dalle suore. Hai smosso dei ricordi anche nel mio cuore.

  • Renata Morbidelli

    Il tuo racconto mi ha fatto tornare alla mente alcuni episodi duri e traumatici della mia infanzia quando (solo per una settimana, per fortuna) sono stata in un istituto gestito da suore. Lo voto!

  • manuela

    Voto questo testo perché mi ha consentito di immedesimarmi nella protagonista e nelle sue emozioni.
    Complimenti Antonella!

  • Elio

    Voto questo testo perché, pur non avendo vissuto un’esperienza del genere, sei riuscita in poche righe a catapultarmi dentro un mondo fatto di ipocrisia e cattiveria. Brava.

  • settegiornidifollie

    Voto questo testo. A volte i ricordi dimenticati dovrebbero continuare a rimanere dimenticati…

  • luisa cagnassi

    Voto questo testo.
    Bravissima… la risposta ce l’ho anch’io… fa conto di averla scritta. Complimenti, a volte si pagano colpe inesistenti.

  • Himera

    Certe suore “inacidiscono” facilmente…
    E’ proprio vero, che l’abito non fa il monaco… e quante sofferenze nascoste, nei collegi.
    Complimenti Anonella

  • Beltane64

    ho frequentato un istituto di suore anch’io… francamente non ne ho dei bei ricordi. Bel testo Antonella

  • Cettina

    Chi è vissuto in collegio, come è capitato anche a me, può capire cosa si prova quando si materializzano all’improvviso ricordi di episodi che erano stati rimossi.
    Voto questo testo.

  • Alessandra

    Brava Antonella..voto questo testo..anche tra i miei ricordi ci sono momenti indelebili vissuti alle elementari con le suore..scritto molto bene..

  • MaRita

    bello e interessante, incuriosisce sapere come prosegue e come finisce la storia con questa suora, ci sarà una prossima puntata? mi piace il tuo modo di esprimere sentimenti vissuti.

  • Giovanna Tobia

    Voto questo testo
    Ben scritto, mi ricorda una fiction con la Lisi e la Ferilli, dove la Lisi poteva benissimo essere la famigerata Suor Leopolda, davvero brava

  • Lucia

    Voto perché ricordi di infanzia (Dall’asilo alle medie c/o suore benedettine) e le differenze tra figlia di libero professionista e figlia di falegname (io e sono orgogliosa). Ma le suore facevano notare la differenza. Pazienza. Ho ancora amiche di quegli anni (noi nn abbiamo mai avuto problemi e neanche i nostri genitori). Bel racconto.

  • escluso mortimer

    non puoi saperlo ma sei entrata nella essenza della mia vita… scritto molto bene, pare vivere la situazione. complimenti. voto questo testo

  • Beltane64

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