Altro che benedetta!

Tema: La pioggia

Borbottava il cielo carico di pioggia. Ad un tuono ne faceva eco immediatamente un altro. Era come se le nuvole stessero diffondendo il loro malcontento in un vociare che cresceva di secondo in secondo. Dal suo canto, il vento agitava le fronde degli alberi e costringeva le foglie cadute ad una frenetica danza. La sua voce, simile ad un cupo lamento, andava ad unirsi a quella delle nubi che, nel frattempo, erano diventate più nere e più dense di prima. Quando il frastuono raggiunse il suo apice, iniziarono a cadere le prime, enormi, gocce d’acqua.

Ciaf, ciciaf, pataciaf. Sull’asfalto già si iniziava a sentire il tipico odore, acre e pungente, del terreno bagnato. Le foglie, oltre a essere scosse dal vento, che non accennava a rallentare, venivano pesantemente schiaffeggiate dalla pioggia. Sui vetri e sui tetti risuonavano le gocce come se fossero rullate di tamburi poco prima di un’esecuzione. Dai cornicioni, dai davanzali, dai balconi e dai terrazzi scrosci d’acqua si riversavano sulle strade. Ogni albero sembrava versare ulteriori lacrime sui marciapiedi, nelle piazze, e sui passanti ormai inzuppati dalla testa ai piedi. A poco o niente serviva ripararsi con l’ombrello: le gocce cadevano a terra con una veemenza tale da rimbalzare sul terreno. In poco tempo le strade iniziarono ad assomigliare a fiumi in piena rendendo difficoltoso il transito delle auto. Era come se, in poco tempo, si fosse riversato il pianto di ogni creatura sofferente sulla Terra e che, con le sue lacrime, avesse inondato e coinvolto ogni cosa.

Ben presto all’odore dell’asfalto bagnato si andò ad aggiungere quello pungente e penetrante, delle fogne ormai rigonfie d’acqua. In alcuni punti della città l’acqua scorreva così violentemente da scoperchiare i tombini ed unire i flussi dei due fiumi, uno superficiale ed uno sotterraneo, che scorrevano con forza in tutte le direzioni. Il tumulto del cielo, che non accennava a smettere, aveva raggiunto i garage e le cantine bagnando, impietosamente, abiti, oggetti di vario genere, elettrodomestici e libri. Migliaia di pagine, letteratura e ricordi spazzati via per sempre. Con sua irruenza, l’acqua del fiume ruppe gli argini e straripò. Un’immensa ondata di detriti e di fango andò a mescolarsi agli scrosci che già scorrevano violentemente per le strade. Senza bussare, né chiedere permesso, entrò negli appartamenti ai primi piani dei palazzi. Come un vandalo accecato dall’ira, travolse le sedie e i piccoli oggetti. Scricchiolò e si gonfiò il legno degli armadi che spalancarono i loro sportelli. Cedettero i porta-abiti vomitando a terra camicie, giacche e cappotti. Galleggiando, i capi, riportavano alla mente la macabra immagine di cadaveri annegati. Fiumi di fango e detriti invasero i negozi. Tremarono gli espositori e gli scaffali sotto l’impeto dell’acqua. Caddero, come se fossero vittima di uno smottamento franoso, gli oggetti che vi erano appoggiati. Alle lacrime del cielo s’aggiunsero quelle della gente a cui il nubifragio stava portando via tutto: mobili, abiti, libri e… ricordi.

16 Comments

  • settegiornidifollie

    cielo e persone unite nel segno della goccia, pioggia e lacrime mescolate. Voto questo testo

  • Ornella Nalon

    Voto questo testo. Evento descritto nei minimi dettagli, tanto da renderlo reale.

  • Daniele

    Voto questo testo. Un magnifico esercizio di (solo) stile, se non fosse, come invece è, carico di poesia e dolcezza nel descrivere scene di così ineluttabile attualità.

  • Marina Atzori

    Paura e impotenza di fronte alla potenza della Natura. Coinvolgente e ben descritto, brava!

  • Beltane64

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