Ruzzoloni

Era da un po’ di tempo che Sofia faceva la spola tra casa e pronto soccorso. Tutto il personale dell’ospedale San Gervaso era a conoscenza dei suoi capitomboli. Sistematicamente, veniva medicata e rispedita a casa con il ghiaccio e la raccomandazione di stare attenta alle scale.
– Eccoci, è cascata di nuovo! – disse il dottor Presti, mentre ispezionava il livido sulla coscia della signora Rinaldi.
– Ho avuto giramenti di testa. Ultimamente sono molto frequenti – biascicò Sofia.
– Abbiamo fatto i vari accertamenti la settimana scorsa e non è emerso nulla che giustifichi queste sue vertigini. Manca solo la visita neurologica – continuò il dottore, ma Sofia era assente.
La sua mente era tornata indietro di due anni, a quando Cupido aveva fatto centro e si era trovata, in un battibaleno, accasata a Giacomo.
Palpava la magia dei giorni con l’uomo che amava tanto: passeggiate sotto la luna, cene romantiche, fresie, coccole e risate.

Erano ingredienti quotidiani.
La ricetta sembrava perfetta, quasi.
C’era qualcosa, in realtà, che contrastava e che Sofia non riusciva a mettere a fuoco. La nota stonata, percepita dopo tre mesi circa di matrimonio, era l’aggressività di Giacomo.
Propensione che veniva foderata con attenzioni deliziose e costanti.
Sofia pensava che la responsabilità era sua, che sbagliava qualcosa, quando il marito la picchiava: un uomo così premuroso non poteva essere cattivo o malato.
Con queste convinzioni, con lividi fuori e dentro, celando a se stessa e al mondo la verità, mascherando l’anima, era andata avanti per due anni.
Mai un approfondimento da nessun versante.
– Le prescrivo la visita neurologica per scrupolo, ma sono convinto che si tratti solo di distrazione – concluse il medico.
– Non sono caduta dalle scale! – disse urlando e alzandosi di scatto dal lettino – lo sa, lei, cosa è successo veramente?
Il dottor Presti rimase in silenzio, sbalordito…
Sofia sospirò e, prima che la voce le si strozzasse, vomitò un altro groppo.
– Perché nessuno me lo chiede?

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