Loro non lo sanno

mi chiamano asociale.
“Non esci mai.
Cazzo ci stai a fare sempre chiuso in casa?”
non esci mai.

sogni assaporati,
ricordi divorati,
cene rimandate.
è la follia…
è la socio-fobia.

loro non lo sanno,
non possono capire. e questa maschera…
loro non lo sanno,
pensano sia tutto facile!
uscire a prendersi un caffè. è facile.
mangiare.
incontrarsi e conoscersi. parlarsi e divorarsi…

Le ho regalato un fiore una volta.

mi vogliono alle loro feste. ai loro anniversari.
e a me farebbe anche piacere andarci, ma…
non è un esame, non è un pregiudizio: è un abisso nell’inconscio.
non posso mettere tutte le volte quella maschera.
non posso mettere tutte le volte la maschera della forza,
della normalità,
dell’abitudine.
della sanità Mentale.

fa troppo male.
mi comprime, mi tortura.

24 Comments

  • Enzo

    Voto questo testo.

    Dalla poesia emerge una profonda sofferenza per la situazione che lo scrittore vive; però, con tanta volontà, pazienza, tempo, impegno ed azione, è possibile uscirne.

    In bocca al lupo, Marco 😉

  • antonella

    La difficoltà di relazionarsi la conosco bene e ci convivo da anni. Arriva al lettore tutto la difficoltà ed il disagio di chi la subisce, perchè il protagonista, pur cercando di contrastarla,ne subisce il peso.
    Tema complesso da affrontare con un brano così breve che riesce però al meglio.
    Voto questo testo

  • Anna Maria

    Voto questo testo.
    Tema insolito. Interessante che se ne parli, perché chi ne è affetto si senta meno solo, visto che questa sindrome costringe a viverla in profonda solitudine. Bravo!

  • marco ruggiero

    Penso sia giusto aggiungere un piccolo commento, per spiegare il significato della poesia. Onde evitare anche fraintedimenti.

    Il protagonista di questo pezzo è affetto, da sociofobia, problema che compromette di molto la vita sociale di un individuo.
    Egli vorrebe davvero passare del tempo con gli altri, che siano amici o no poco cambia, ma per i suoi complessi spesso non vi riesce. Poiché prova vergogna a farsi vedere così com’è, e cioè ansioso, timoroso, (sociofobico, appunto), evita ripetutamente eventi a cui viene invitato, per educazione o cortesia, da conoscenti. E’ sua ossessione, comunque, quella di volerci provare, quella di voler mascherare questa condizione e vivere lo stesso una vita normalissima, conscio del fatto che la sua paura è eccessiva, ingiustificata (di solito), e che può essere combattuta.

    I rari tentativi però finiscono sempre allo stesso modo, e cioè con il protagonista costretto a rinunciare alla vita sociale, e alla sua vita, per questa paura che, inspiegabilmente, lo “comprime, e lo tortura”.

  • marco ruggiero

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