Io che…! di Claudia Lo Blundo

Fuori concorso

“Io che non vivo più di un’ora senza te.”
Perché questa canzone gli è tornata in mente solo adesso?
Perché non…prima?
Lui gliel’aveva cantata all’inizio della loro storia, oltre quarant’anni prima.
Lei: media statura, formosetta, biondina.
Lui con qualche anno in più o, meglio, con più di qualche anno in più.
L’aveva conquista con quella canzone, nella quale esprimeva la propria malinconia per non essere riamato da lei.
Quando lei aveva ceduto, lui l’aveva adorata, coccolata, accontentata. Era stato il suo gioiello preferito sin quando…sin quando il tarlo della gelosia non gli si era insinuato nella mente e nel cuore.
Si vedeva già irrimediabilmente vecchio, invece lei gli appariva sempre bella: sembrava rifiorisse nonostante gli anni si succedessero agli anni.
Era geloso, anzi gelosissimo!

Quando si trovavano tra la gente spiava ogni suo gesto. Se lei, incauta secondo lui, lasciava incustodito il proprio cellulare, lui andava alla ricerca di prove che appagassero la propria gelosia.
Ma non voleva che lei sapesse del proprio stato d’animo. Voleva che lei continuasse a vivere serena e lei era stata serena perché mai, lui, le aveva dato modo di capire il proprio intimo travaglio.
Geloso si, ma voleva che lei vivesse ignara della sua gelosia.
Infine la gelosia era divenuta insopportabile.
* * *
“Io che non vivo più di un’ora senza te.”
Inutili lacrime brucianti uscivano dai suoi occhi: quegli occhi, gli diceva lei, che l’avevano fatta innamorare e che ora, lui lo vedeva bene, erano solo due macchie acquose.
“Come posso stare una vita senza te!”
Guardava la moglie, bellissima anche adesso, con quel papavero rosso poggiato sul petto e si malediceva.
“Perché quella canzone non gli era tornata alla mente prima!”
“Come posso stare….”.
Un colpo di pistola riecheggiò nell’aria e sorprese ancor più gli abitanti del palazzo che già si erano precipitati sulla tromba della scala, dopo aver sentito l’esplosione di un primo colpo.

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