Caleidoscopio

griecoC’è un caleidoscopio rotto, giusto davanti ai suoi piedi. Piccole schegge variopinte sparpagliate sul pavimento bianco, come gocce di sangue spillate da un’anima che ne trabocca.
C’era un mondo incantato una volta, in quel magico tubo della sua infanzia. Ci avvicinava un occhio, girava la ruota e le schegge danzavano per lei, si fondevano e si scindevano e si fondevano di nuovo in disegni irripetibili, mai uguali gli uni agli altri. Erano magia, poesia, canto delle sirene. E sull’onda di quel canto ballava anche lei. Non aveva bisogno di altro. Non consentiva a nessuno di entrare nel suo mondo, bastava a se stessa.

Autistica. Inguaribile. Senza speranza.
“Non c’è nulla da fare” dissero i medici ai suoi genitori che si sentirono finalmente liberi dal peso insostenibile di quella bambina, bellissima ma totalmente aliena.
Venne chiusa in una stanza nuda, solo un lettino bianco su mattonelle bianche. E il nero dell’inferriata davanti alla finestra.
E vennero uomini in camice che si approfittavano del suo corpo. Ma lei guardava nel suo caleidoscopio e sognava mondi incantati mentre le laceravano l’anima.
Finché non è venuto l’ultimo orco che le ha strappato di mano il suo giocattolo e l’ha buttato con violenza per terra, infuriato per la sua indifferente assenza. Ha fatto quel che era venuto a fare e l’ha lasciata sola.
Ora c’è un caleidoscopio rotto, giusto davanti ai suoi piedi. Piccole schegge variopinte sparpagliate sul pavimento bianco come gocce di sangue spillate da un’anima che ne trabocca.
Lei si china e le raccoglie. Prende da terra tutti i frammenti e li rimette con pazienza al loro posto, per mascherare di nuovo se stessa, la sua anima troppo fragile per affrontare il mondo senza maschera.

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