Voci nel silenzio

All’interno di quella casa isolata di campagna il silenzio della sera mi aveva avvolto come un velo grigio, uguale a tutte le altre sere.
Avevo spento la televisione, mi annoiava dopo tante ore di parole e musiche. Tutte le luci accese nel disperato tentativo di allentare la morsa dell’inquietudine. Quel silenzio mi travolgeva, parlavo da sola nel tentativo di romperlo, nel tentativo di non lasciarmi corrompere dall’ansia. Paura, solitudine, angoscia: le mie eterne compagne stavano sedute sul divano accanto a me, sopra di me. Raggomitolata provavo a difendermi, ma sapevo che il più delle volte era una lotta persa. Al mattino mi svegliavo sfinita sopra il divano con ancora le luci accese, e ricominciava un’ altra giornata uguale alla precedente.
Tutto ciò era iniziato per caso, nessun motivo apparente, solo il lento crescere ed espandersi del senso di inadeguatezza, di solitudine. Uscirne era un miraggio in quel momento, la voglia c’era, ma i miglioramenti erano lenti. Non volevo prendere farmaci, non volevo un’altra dipendenza.
Ma l’11 settembre del 2001 tutto cambiò, il mondo cambiò.
Ricordo che ero a casa sola, come quasi sempre, e stavo stirando con la televisione accesa a farmi compagnia, non avevo neanche pranzato: non avevo fame. Ad un certo punto vidi la sigla dell’edizione speciale del telegiornale, alzai gli occhi e vidi quella torre in fiamme. Nella gente spaventata di New York riconobbi la mia stessa angoscia, la paura. Ho appoggiato il ferro da stiro e mi sono seduta sul divano inebetita, non sapevo cosa pensare, ma quando vidi il secondo aereo infilarsi nell’altra torre l’orrore mi travolse. Poi fu un susseguirsi di orrori, la gente che si gettava dalle finestre, gli elicotteri che volavano intorno alle torri. Le sirene, chi scappava, chi piangeva e per finire il crollo e polvere, solo polvere.

Il loro amore ora si nutre di silenzio,
ricordi rubati e intrisi di parole mute.
Sono solo sussurri sognati le loro carezze sterili.
Polvere e silenzio, vite finite,
sogni che non ameranno più l’alba.

Poco importava il perché. Di chi era la colpa? In quel momento quelle vite spezzate si ergevano su di me a sconfiggere la paura.
Dopo ore di video, interviste e lacrime, spensi il televisore. Lo sgomento bruciava dentro di me e occupava ogni spazio.
Il silenzio ne approfittò e arrivò immediatamente, col suo carico di paure, ma questa volta l’avrei guardato in faccia. L’avrei sfidato a superare il dolore di quel giorno. Così ho spento tutte le luci e mi sono distesa sul divano, mi sono lasciata coprire sin nel profondo dal silenzio di quel disgraziato settembre.
Il silenzio non è altro che una pagina bianca da riempire o un cielo nero da colorare. E piano un rumore saliva da dentro, si trasformava in una musica carica di emozione. Era la mia anima che si distendeva e ricominciava a parlarmi, mentre le vite sepolte di quella giornata mi donavano tutti i colori per ravvivare la notte.

La mia vita è cambiata da quel giorno, ma per tutti i morti dell’11 settembre non c’è stata nessuna rinascita, il loro silenzio ha coperto il mondo, il loro silenzio rimbomba ancora oggi e la polvere che ha ricoperto New York ancora impolvera le nostre coscienze.
Il silenzio ora riecheggia in altri luoghi e la polvere copre altre terre.

5 Comments

Comments are closed.