La casa infestata

stuaniE’ più di un ora che corro nei corridoi bui di quella casa abbandonata. Ho il fiatone e ho perso il senso dell’orientamento. Dov’è l’uscita? L’ultima volta avevo svoltato a destra o a sinistra? Non riesco a ricordare perchè il panico mi annebbia la mente, l’adrenalina mi chiude la gola e costringe le mie gambe a muoversi alla cieca. Le tenebra è quasi completa, la telecamera a infrarossi mi è caduta non so dove e la torcia ha smesso di funzionare. Uso le mani protese verso l’esterno per cercare una via di fuga. Come è possibile che non ci siano finestre in quella ala della casa? Quanto è maledettamente grande quel posto infernale? Mi fermo dietro un angolo, appoggiando la schiena a un tendaggio polveroso. Mi volto di scatto e lo scosto con violenza alzando una nube di polvere che puzza di muffa. Maledizione, anche quella finestra è stata murata!

Il suono della risata squarcia il silenzio come un lampo di luce; persino il battito affannato del mio cuore si azzittisce come se fosse spaventato quanto me. La risata si ripete e, come la prima volta che l’ho sentita mentre ispezionavo le camere con la mia telecamera alla ricerca di indizi paranormali, è quella di un bambino. Ma non trasmette gioia come dovrebbe, tutt’altro. I brividi mi corrono sulla schiena e il sudore mi scende sugli occhi, bruciando come acido. Manca aria respirabile in quei corridoi lunghi e stretti. Il suono si ripete ancora e ancora, come un disco rotto va a scatti ed è acuto e stridente. Sembra che si avvicini, ma rimbalza contro le pareti e mi confonde sulla sua provenienza. Non è possibile, non faccio che ripetermi, non è possibile. I fantasmi non sono altro che impronte energetiche di entità ormai scomparse, non possono fare del male ai viventi. Eppure sento che sono in grave pericolo.
Cerco di allonanarmi dal mio rifugio ma non so in che direzione dirigermi. Devono esserci delle scale da qualche parte che mi riportino al piano terra e alla salvezza, dove sono?
Il suono si ripete e mi gela il sangue nelle vene. Sembra provenire da un bambino piccolo ma ha qualcosa di sinistro e stridente come il gracchiare di un corvo. Non si può non avere paura di una trillante risata nell’oscurità, quando sai che non ci dovrebbe essere proprio nessun bambino in quel buio profondo.
“Giochi con me?” la voce è spettrale e le parole acute, lamentose.
La scena del film Shining mi balza alla mente e guardo a terra cercando di capire se un lago di sangue sta raggiungendo i miei piedi. Non vedo nulla, solo nero e polvere.
Se la risata metteva i brividi, il suono di quelle parole mi paralizza il respiro. E’ un fantasma senziente? Dovrei riuscire a ragionare con lucidità perchè ho studiato tutta la vita per essere pronta a un simile evento: un vero contatto con un forza paranormale.
Eppure sono nel panico e voglio solo correre via di lì, uscire nella notte fredda, lasciare quell’incubo per sempre.
La risatina si ripete ancora e ancora. Mi premo le mani contro le orecchie con forza e mi sento urlare. “Basta! Ti prego, basta!”
Il suono si interrompe solo per un attimo e io riprendo a muovermi, strisciando contro il muro del lungo corridoio, cercando di scorgere, da qualche parte, la tromba delle scale.
“Gioca con me!” la potenza di quell’urlo mi coglie impreparata e sobbalzo, sbattendo la faccia contro il muro. Un vento forte inizia a turbinare in tutta la casa e la polvere mi colpisce in faccia come una frusta. La voce dell’entità questa volta è permeata di rabbia e furia. Percepisco sulla pelle la malvagità di cui è formata come fosse un serpente che mi striscia addosso, avvolgendo le sue spire attorno al mio corpo. Soffoco.
Il vento ulula e io urlo più forte che posso. Vengo spinta e sbattuta contro i muri da una furia invisibile, cerco di aggrapparmi a qualcosa ma non trovo nessun appiglio per frenare la mia corsa.
All’improvviso metto un piede in fallo, sento il vuoto dietro di me proprio mentre inizio a cadere. I capelli mi vorticano attorno al viso. Precipito senza sosta, nella tromba delle scale e realizzo che da quell’altezza la caduta mi sarà fatale. Tutto si svolge in un tempo che dura un secondo e una vita. La mia.
La risata del bambino ora sembra felice perché sa che, da morta, potrò giocare con lui per l’eternità.

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