L’ultima volta

Tema: Mare

Il paesino è sempre quello. Le case bianche abbarbicate sulla collina, spesso arrampicate da quei fiori rossi di cui non conosco il nome. Le strade che si inerpicano per sfociare nella piazza principale, quella con al centro la statua del Patrono che s’innalza maestosa salutando i passanti, anche se il saluto ormai è diventato un solo dito, e non starò qui a specificare quale, tanto con un po’ di fantasia ci potete arrivare tutti.
È aprile, Lunedì di Pasquetta, il giorno dopo l’abbuffata con tutti i parenti e connessi sotto la veranda di casa dei nonni.
È l’alba, il sole aiutato dal vento sta bussando alle veneziane della mia stanza da letto, sembra che voglia buttarmi giù dal letto per mostrarmi cosa ha da offrire l’orizzonte.
Lo spettacolo è in atto. Salgo in terrazza subito dopo la colazione.

L’aria pungente mi scompiglia i capelli, mi si appiccica addosso come una colla salata, la sento entrare nel naso, sembra un amo da pesca che mi vuole attirare. Questo è il mio mare che mi vuole chiamare. Sono qui già da tre giorni e ancora non sono andata a salutarlo.
In lontananza non si vede più la linea sottile che divide il cielo dal mare è un tutt’uno di oscuro e arrabbiato.
Mi vesto veloce, ancora lo sento quell’amo impigliato, si addentra nelle narici con quell’odore penetrante di salmastro che solo il mare in tempesta può avere. È un evento che non si può perdere tanto che pure mia madre lo vuole vedere, anche se non sta bene.
Il vento già fischia per le vie del paese, l’aria è condita di onde e di sabbia e pizzica la pelle dal finestrino aperto, man mano che scendiamo, diventa più arguta e ormai sugli scogli sembra volerti mordere quasi bruciante fin dentro i polmoni. Che sensazione di libertà che infondono le onde, quello schizzarti addosso spargendosi al di sopra i faraglioni.
Mia madre che urla di stare attenta e io che non penso ad altro che respirare profondamente per trattenere quel frangente salato fino alla prossima volta, sempre che mi verrà concessa.
Alzo le braccia al cielo per aprire di più i polmoni e trattengo il mio mare giù nel profondo. Adesso è mio, mi appartiene, ogni volta che mi serve, non devo far altro che chiudere gli occhi e portare la mia mente in questo preciso momento e di nuovo mi sentirò libera, come quel onda che mi travolge fino a bagnarmi la faccia, e lasciare la scia del suo profumo dentro la pelle.
È stata l’ultima volta che ho visto il mio mare insieme a mia madre.

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