Cur transit vita

Tema: Mare

Quell’estate indossò un leggiadro cappellino alla sahariana, color sabbia; sarebbe stato un taglio sportivo se non fosse stato adornato da un nastro di seta fiorata che lo rendeva elegante.
Aveva passeggiato sul lungo mare per respirare a pieni polmoni l’aria salmastra e poi si era fermata a osservare il volo dei bianchi gabbiani: sarebbe stata ore e ore a guardare il mare, e ora, rigenerata da quell’aria, si specchiava sulle vetrine che nel Budello di Alassio esponevano tutto ciò che poteva rendere piacevole, elegante, anche la permanenza a mare.
A lei piaceva pavoneggiarsi nel suo tailleur-pantaloni color rosa antico, reso più elegante dal cappello che lasciava intravedere i suoi riccioli, che il suo coiffeur aveva sapientemente colorati di un caldo biondo dorato.
Aveva adornato il collo con un nastrino di velluto nero, che faceva un delicato contrasto col rosa dell’abito, e sul quale spiccava un piccolo cammeo dalle diafane incisioni.

Cur transit vita?
Quella domenica, nell’estate dei primi anni settanta, lei passeggiava ad Alassio, dove l’aria profumava di mare, la gente profumava di mare e il cielo era limpido e azzurro come il mare sul quale si specchiava.
La cittadina si svegliava dal torpore pomeridiano e il traffico, non ancora concitato degli anni duemila, scorreva pigro lungo l’Aurelia baciata dal sole.
Quasi avessero voluto prolungarsi nel dare il loro addio serale, gli ultimi raggi di sole lambivano il mare e la spiaggia, sfioravano i ragazzini in movimento perché non volevano lasciare i loro giochi, e si fermavano a carezzare la pelle dei bagnanti non ancora sazi di calura, che si attardavano per un ultimo bagno nell’acqua tiepida.
Lungo le strade, le ombre divenivano sempre più evanescenti mentre il sole finiva con lo scomparire al di là della montagna che si protendeva sul mare, non incastonata come un gioiello, ma, piuttosto, prigioniera di ferri previdenti, imposti dalla mano dell’uomo che prima l’aveva sventrata per farvi passare una strada.
Sapeva? Sapeva di essere carina sotto la falda del suo cappellino alla sahariana?
Si! Forse lo immaginava, perché un candido cammeo spiccava sul velluto nero che cingeva il suo giovane collo.
Sapeva?
Forse no, però sperava di esserlo: avrebbe voluto che tutto, in lei, risultasse così gradevole da conquistare l’attenzione di chi la circondava.
La conferma al suo desiderio le giunse nel momento in cui, non ancora condizionato da anonimi semafori o da rotonde più o meno invadenti, il via vai delle macchine fu fermato da un vigile.
A ogni crocicchio c’erano sempre dei vigili a controllare il traffico.
Il sole era già scomparso ma a lei sembrò che, all’improvviso, tutto le si illuminasse intorno: solo per lei!
Si era fermata paziente, in attesa del placet per attraversare, quando un vigile, alzata una mano faceva fermare una vettura, e con l’altra mano invitava lei, proprio lei tra i presenti, ad attraversare.
Aveva avuto la risposta al suo desiderio?
Mentre scendeva dal marciapiede ringraziò il vigile con un lieve accenno di sorriso e in quel momento ebbe la conferma alla propria speranza, perché negli occhi dell’uomo colse uno strano luccicore, quasi fossero stati rapiti da una piacevole sorpresa. E ne fu certa quando quelle labbra maschili le inviarono un rapido bacio, innocente, come per ripagarla della piacevole visione.
Cur transit vita?
Felice l’età dell’innocenza quando, basta il profumo del mare per renderci felici e, inaspettato, arriva uno sguardo ammirato!

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