Parole dal Passato

Il mare calmo si spegne lento in un’onda pigra e silenziosa, la spiaggia deserta offre la sabbia umida ai miei passi lenti: cerco di pensare o forse non voglio farlo, voglio solo guardare quel paesaggio come non ho fatto in passato.
Gli anni sono passati veloci, così in fretta che quasi non me ne sono accorta, gli “anta” non sono solo arrivati ma oltrepassati da un po’…
Mi sto accorgendo che dopo i quaranta tutte le decine finiscono in “anta”, forse è per proteggere all’infinito l’età delle donne che si sentono un po’ come me, dal cuore infinitamente giovane.
“L’età è quella che senti non quella che hai”, lo ha detto qualcuno di cui non ricordo neanche più il nome.
I ricordi restano anche se a volte non vorresti, ti cambiano, e spesso anche questo non lo vorresti.
L’onda mi bagna i piedi, mi fa affondare e subito cancella la mia orma, per nascondere il mio passaggio, qualcosa rotola sulle mie dita, una bottiglia corrosa dalla salsedine fa capolino accanto al tallone: la raccolgo intenzionata a gettarla nel primo cassonetto.

Un foglio al suo interno attira la mia attenzione, sorrido, il solito scherzo, banale e antico.
“Manco fossimo in un film o in un romanzetto rosa!”penso, mentre cerco di aprirlo facendo più attenzione possibile.
La scrittura è molto simile… alla mia.
A poco a poco ricordo, un gioco, uno stupido gioco fatto tanti tanti anni fa.
Appena sposata, a poco più vent’anni, quando vedi tutto rosa anche quando è grigio o rosso sangue…
Quando ho amato un uomo che non lo meritava, rinunciando ai miei sogni per lui.
Le mani mi tremano, con la punta delle dita cerco di far scivolare il foglio, per distruggerlo come si distrugge una prova della propria colpevolezza.
Continuo sentirmi colpevole di non aver salvato il mio matrimonio, di non averlo fatto durare all’infinito come avrebbe dovuto.
Una coppietta si tiene per mano, sento i brividi scivolarmi lungo la schiena…
Mi manca qualcuno da tenere per mano: forse non ne avrò più l’occasione o forse si, comunque non sarebbe più lo stesso.
La mia lettera è sbiadita dal tempo, dal mare, o dalle tante lacrime di allora e di oggi.
Le parole sono ormai illeggibili, e ne sorrido, quasi sollevata.
“Forse non è neppure la mia, mi sono sbagliata”…
Solo due parole risaltano, coperte in parte dalla mia mano, Ti Amo.
Sono cambiata, certamente, ma amo ancora tanto.
Non so chi, non so cosa: sicuramente i miei sogni, scrivere storie che facciano sognare chi sognare non riesce più.
Stringo ancora la bottiglia fra le braccia come per cullare un dolce amore addormentato fra le onde.
Risistemo il foglio e la getto in acqua…

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