L’altra me stessa

Da un pensiero altrui colto su face book gironzolando nella home, per caso:

“Una delle frasi più vere, anche se trita e ritrita, che mi gira in testa in continuazione è che il dono più prezioso che ci viene dato è il tempo. Ed è anche quello più speciale che possiamo donare. Non quando HAI un momento ma quando È il momento.
Se lo sprechiamo non ci viene ridato, non possiamo tornare indietro, diventa passato e basta. E magari ti rendi conto che non hai vissuto ma sei semplicemente transitato respirando in un certo periodo di tempo.
Che spreco.
Quante esperienze mancate.
Quante persone perse.
Brutta bestia l’egoismo sposato con la paura” (Mara Civini)

Ho sciolto un nodo giù, nel profondo, viscerale, ho calato la mano, ho tirato il filo fino a farlo uscire, uno di quelli che pungeva e torceva lo stomaco ormai da millenni. Più giù ancora ce n’era un altro, ancor più stretto, più aggrovigliato, ecco quello è il primo, quello da cui tutto è partito, quello che ha segnato ogni tuo passo da allora in avanti.
L’ho lasciato. Ho allentato un po’ la morsa, per alleviare il contorcimento delle interiora, ma non troppo, ho deciso di lasciarlo, come un ricordo indelebile di ciò che è stato e di chi sei diventata oggi.
È vero, a volte i dubbi su “cosa sarebbe successo se…” o “dove saresti se al contrario…” sembrano prendere il sopravvento su tutto il resto ma, guardati oggi, e ogni perplessità svanisce come se i se non esistessero.
Lascia andare…
E poi bla bla bla… sono tutte cazzate.
La vuoi la verità?
La verità è che hai speso gli anni più belli a tentar di dimostrare agli altri che non eri come tu stessa ti vedevi allo specchio. Ti sei rovesciata come un calzino ogni qual volta sbattevi il muso contro questo schifo di mondo, pensando d’esser sbagliata, invece di goderti semplicemente il fatto che eri una bolla in mezzo a tanto fumo grigio. Infondo non ci hai nemmeno messo troppo a capirlo.
E poi chissenefrega di ciò che è stato.
Oggi mi guardo indietro e mi rendo conto che mi son divertita quando ho potuto farlo, ho pianto quando ho dovuto farlo e ho mandato a ‘fanculo chi volevo farlo.
La conclusione di tutta questa sconclusionata lettera è solo per ricordarti di essere chi sei e che, a volte, un po’ di sano egoismo rende la gastrite più sopportabile.
Dedicata a te che immergi il tuo mondo nel mondo di tutti e, ogni tanto, tiri fuori la testa per vedere da che parte si perde l’orizzonte.

L’altra te stessa

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