Il tempo che vola

Ciao, che strano, è la prima volta che ti scrivo, ma qualcuno me ne ha dato l’opportunità e io l’ho colta. Sai, penso che questo sia proprio il momento giusto per scrivertela, forse non lo farò mai più in futuro… e poi non ne ho bisogno. Io e te viviamo insieme da sempre, nessuno ti conosce come ti conosco io e nessuno sa tutto di te come me. Non fare quella faccia, non spiffero niente! Ci sono cose che non riveleresti neanche sotto tortura, ogni persona conserva un sacco pieno di cose innominabili, non sei mica l’unica.
Io conosco la tua forza, la tua tenacia, la tua pazienza, la tua testardaggine talvolta, conosco anche tutta la tua sensibilità e fragilità, sono in pochi a credere che tu sia fragile eppure in questo periodo sei fatta di cristallo. È un periodo bellissimo, lo ricorderai per sempre questo 2016, ma proprio per questo la fragilità sarà proporzionalmente grande. É arrivato il coronamento, la pienezza dei tuoi ultimi trent’anni: tua figlia si sposa e tuo figlio si laurea pensando già a nuovi orizzonti. Tutto ciò per cui hai lavorato, sofferto, gioito sta diventando futuro, un futuro che tu in qualche modo hai plasmato insieme al tuo uomo.

Ma ora tu stai camminando in punta di piedi sul filo di lana, senti freddo e il tuo ventre è un’altra volta vuoto.
Hai passato altri momenti durissimi, momenti che ti hanno lasciato cicatrici profonde: ti ricordi quella stazione in quel giorno di settembre? Quando bambina sei stata strappata dal tuo mondo, il tuo mare, i tuoi amici. Ricordi quante lacrime inconsolabili su quella banchina e l’impotenza di tua madre a placarle. Le ho ancora tutte qui sai, le ho raccolte tutte e sono insieme a quelle che hai versato per la perdita dei tuoi genitori, lo sappiamo tutti e due che li avevi persi molto prima, rubati dall’alcol. Quanto è stato devastante quel ritorno al paese natio per loro, niente è stato più come prima per nessuno nella tua famiglia.
La mia ampolla ha poi rischiato di tracimare con le lacrime di quella notte in ospedale di non molti anni fa, quando ti avevano detto che era finita, ma non era vero si erano sbagliati, abbiamo pianto insieme quella notte, quanto abbiamo pianto pensando che non avresti mai visto i tuoi nipoti, che il tuo sogno di scrivere era finito prima di iniziare. Avevi perso molti amici nel corso degli anni, malattie, incidenti, ma in quel momento eri tu ed era insopportabile.
Ma non pensare, non conservo solo le tue lacrime, conservo anche le tue gioie, anzi, quelle le espongo nella bacheca perché ti diano forza. Prova a pensare a tuo fratello, il miglior fratello che potessi desiderare. Tuo marito, ormai siete una cosa sola. I tuoi libri, i tuoi affetti più cari; Francesca, come fosse una sorella.
E i tuoi figli. Rivedi le immagini di tua figlia piccina tra le braccia del suo dolcissimo papà, rivedi tuo figlio di tre anni con quella sua faccina da “teppa” e li rivorresti così, vorresti portare indietro il tempo… o forse rivuoi solo la tua gioventù, la forza, il vigore.
Difficile accettare che tante cose sono già passate, ancora più difficile pensare che non torneranno. Ma dai, abbiamo ancora tanta strada davanti, con altri sogni, altre avventure, ma so qual è il problema, tutte queste cose le vivremo da vecchi, no, vecchi è brutto, diciamo da pienamente adulti.
Non piangere, passerà, ci divertiremo ancora, non sei ancora così pienamente adulta, so che conservi una buona dose di pazzia nascosta nella tua mente. Ma se questa sera deve andare così… allora piangerò con te, tienimi le mani e stringile.
Raccoglierò anche queste lacrime e formeremo un fiume che darà nuova vita al terreno ora così duro e arido, cresceranno fiori e alberi sulle sue sponde, uccelli canteranno e nidificheranno aspettando l’estate, tutto rinascerà. Lo sappiamo bene che domani l’ampolla sarà di nuovo nascosta, sorriderai e sarai la solita Mara di sempre, ma adesso… abbracciami perché sono io ad aver bisogno di te.

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