Caro me stesso mio

Caro me stesso mio… Che dirti? È stuzzicante scriverti: meno male che ho letto il commento di Marina così, per caso, in una delle solite domeniche per caso che compaiono sul nostro calendario. O meglio, nel tuo.
Per me non esiste domenica da un po’, ma quando succede sei tu che prendi possesso dell’Orso: ti vedo da lontano scrivere e scrivere e scrivere, nelle poche volte che io ti lascio venir fuori. È piacevole vedere come riesci a riempire quei fogli di carta elettronica, devo ammettere tu abbia una fantasia frizzante: non sempre riesci a formare il buco all’interno della ciambella, ma si mangiano anche quelle, no?
Ti sento brontolare in tanti, troppi giorni dove rimani rinchiuso in quel baule; perdonami ma non puoi, non devi uscire allo scoperto nel momenti in cui entriamo in contatto con persone importanti per il lavoro: sei troppo “fragile”, Settimo… Non reggeresti che un paio di minuti, sei nato Cancro e non hai la scorza adatta. Lascia fare a me: Moreno è quell’ascendente Leone che serve per combattere.

E poi, “so” perfettamente quando farti uscire… Ti sei mai accorto che accendo la luce appena ti metti alla scrivania? Ti piace l’abbraccio della notte, vero? Buongustaio… Dài, sto scherzando… Però devi ammettere che scelgo bene: nessuno ti vede, nessuno in giro, hai prati immensi dove correre e gioie da gustare senza limite.
A volte ti invidio. La frase più giusta è: molte volte ti invidio. Hai un bel carattere e una maniera di fare deliziosa al contrario di me, così burbero e a volte scontroso. Giuro, ogni tanto ci provo a fare te… Ma è un’impresa talmente disperata che diventa serio perfino cercare di fare un nodo a una corda con pollice e indice della stessa mano. Perfino adesso, in questo momento, quando cerco di scriverti una lettera; mi sembra di sentirti: “Moreno non sa scrivere, è una capra”. So che sorriderai, quando la leggerai… Sempre che io decida di fartela leggere…
Te lo dico da qua, adesso, ciò che non ti ho mai ammesso: è vero. Non so scrivere. E ci sono molte altre cose che non so fare e che tu invece realizzi da campione. Ci completiamo, no? E quando nessuno dei due sa fare qualcosa? Spallucce e giù un bicchiere di mirto. E le seppelliamo con una risata.
Ti sei mostrato veramente a poche persone, quindi ti racconto solo di loro: Francesca sta bene, e pure Leo e c’è Margottina che sta diventando una piccola favola. Valeria? È la solita pestifera, ultimamente mi ha recuperato qualche partita a Aworded ma è ancora abbastanza lontana per essere pericolosa. Sono solo questi, se non sbaglio…
Tu, piuttosto, dimmi: come stai? Hai recuperato? Ho ancora fresco il ricordo delle ultime ferite che ti sei fatto, con la tipa che scrive anche lei. Alla tua età non è facile rialzarsi ancora una volta, lo so, soprattutto dopo le mille volte che sei caduto. Da parte mia posso solo consigliarti di non avere paura delle corde, anche se si è stati morsi da un serpente; valuta meglio prima di lasciarti andare di nuovo, quello si, ma continua a farlo. Cerca di non inaridirti, che prima o poi si inciampa in un annaffiatoio pieno d’acqua.
Ti capisco, adesso hai voglia di essere cercato. Guarda di non nasconderti troppo bene, o almeno di fare come quei bambini che stanno giocando quando lui dice “Se ti trovo ti do un bacio” e lei risponde sorridendo “Se non mi trovi, sono dietro alla porta”…
Quasi mi stavo dimenticando che questa specie di esercizi dove partecipate voi scrittori prevede che ci sia un limite a quello che si scrive; ma come caspita fate a…? Va beh, lascia stare. Sarà meglio che mi fermi qua: il vostro “limite” è cinquemila battute; sono arrivato già a tremilasettecento con il punto alla fine della frase.
Sappiamo già che non so scrivere, quindi non so neanche come terminare decentemente uno scritto: mi senti da dentro al baule? Che si scrive, in questo caso? Basta un ciao? No, credo si possa finire con qualcosa che piaccia a tutti e due: in musica, così come ho iniziato.
Portami al mare, fammi sognare… E dimmi che non vuoi morire…
Moreno

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