Un po’ di eternità

Aveva incrociato il suo sguardo, e sfidò quel vento di Mistral che le scombussolava il cuore, riempiendole le guance di un calore da ustione solare.
Fu così che conobbe Marcel, fu così che non smise un solo istante di pensare alle sue mani sul suo corpo, e alla sua carne nella sua carne, fino a quando il pensiero non divenne realtà.
Non fu un “fare l’amore” come normalmente succede, ma fu come indossare l’uno la pelle dell’altro/a, portando reciprocamente ogni secondo delle loro vite, il profumo dei loro corpi e delle loro essenze più profonde.
Marcel, era un ufficiale pilota, e fu inviato al fronte per combattere una delle più efferate battaglie: la prima guerra mondiale.
Era il 1918, quando Marcel, risultò fra gli aviatori dispersi in azione, oltre il Piave. Il suo aereo da combattimento si schiantò contro una montagna, dentro una impressionante fiammata. Non furono mai ritrovati i suoi resti.

Stefania e Angelique erano due splendide giovani donne, studentesse. Durante il periodo di vacanze dal liceo, andarono a trovare una vecchia zia di Stefania, a Milano e lì intendevano fermarsi per passare qualche settimana spensierata. Durante quel viaggio, in treno conobbero Marcel, e su quel treno nacque il grande amore fra Angelique e Marcel. Complici e innamorati, si scambiarono gli indirizzi per rivedersi. E si rividero e si amarono come nessuno mai avrebbe immaginato potesse essere possibile. Loro stessi ne erano turbati e sgomenti.
Quando successe l’immane tragedia dell’incidente aereo, Angelique cominciò da lì a poco, a lasciarsi morire abbandonando la vita.
Stefania, nel frattempo sposata e incinta, andò a trovare l’amica carissima, per abbracciarla un ultima volta. Vide con dolore, quello che era rimasto di quella bellissima ragazza, ormai morente, ma innamorata del suo pilota, oltre la vita.

Angelique con un filo di voce parlò : “vado finalmente a raggiungerlo… ma, promettimi una cosa… ” e dicendo questo le accarezzò con lo sguardo la pancia prominente.
” Promettimi che chiamerai tuo figlio con il suo nome! “
Era angosciata Stefania, e per non addolorare l’amica, annuì dicendo:” se sarà un maschio lo chiamerò Marcel e se sarà una femmina la chiamerò Marcela.” – ” Sarà un maschio e sarà un pilota! “-
Davvero sgomenta, la donna che amava fino all’inverosimile quella ragazza morente, si rifugiò dentro un timido sorriso, mentre le lacrime si facevano strada sul suo viso,inondandolo.

Nacque un bambino, e si chiamò Marcel. Nacque un bambino e diventò pilota. Nacque un bambino che ricordava il giorno della sua nascita e il suo stesso primo vagito. Nacque Marcel… e iniziò a cercare disperatamente il suo grande amore,lasciato su questa terra.
Non fu facile, ma la trovò. Trovò la sua Angelique! Era una poetessa e una scrittrice, ed era la donna che aveva amato prima di morire.
Immani le sofferenze che lo dilaniavano, quando avvertiva il dolore straziante al lato sinistro del suo corpo,che aveva subito l’impatto nello schianto prima di morire.
Immani le sofferenze, dentro una storia che si snodava in parallelo tra sogno-trance, della sua prima vita e la storia, della sua vita attuale,che lo aveva voluto sposato ad un altra donna che non era Angelique.
Così si chiamava quella poetessa scrittrice inquieta, che cercava disperatamente amore, e pur avendo trovato schiere di uomini innamorati di lei, era perennemente insoddisfatta, con una voragine dentro aperta nel baratro del disamore.
Anche lei era su questa terra per incontrare il suo Marcel.
E si incontrarono! Si incontrarono attraverso i segni del destino, attraverso la Poesia di Angelique, si incontrarono,anche se
fisicamente, non si incontrarono mai.
Marcel, ormai in età, molto più grande di Angelique, pur nel divieto di mille dottori che le avevano proibito di volare, volò ancora, e sul Monte Cima 12, buttò un cilindretto con dentro una frase tratta da uno scritto di Angelique, e i loro due nomi.
Altre volte volò, solo perché in volo, fra le nuvole, riusciva a vedere il volto della sua amata Angelique. E altri espedienti usò, per far sì che un giorno incontrandosi di nuovo su questa terra, avrebbero potuto riconoscersi e finalmente amarsi, forse per morire entrambi per l’ultima volta.
Marcel ormai stava molto male, e sperava di volare per l’ultima volta…

Angelique, nell’attesa, si adornò di un velo nero fluttuante al vento, e fra i capelli mise quel fiore di pomelia bianco e profumato, che le aveva regalato Marcel il giorno in cui fecero l’amore per la prima volta.

Sa che si incontreranno ancora e sa che quella sarà la loro ultima volta insieme su questa terra.

Testo ispirato all’immagine

6 Boreas di John William Waterhouse
6 Boreas di John William Waterhouse

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