Lacrime di gatto

Fuori concorso

30 ottobre
Mina contempla soddisfatta l’insegna del suo negozio, in Via TicTac. È uno strano nome, per una strada, ma quando ci si incammina se ne comprende subito il significato: tictac tictac tictac cantano le scarpe sul selciato. Pure il nome sulla targa è un po’ strano, a dire il vero. “Lacrime di gatto”. Per un negozietto di bigiotteria artigianale, poi! Ma anche quello ha la sua ragion d’essere.
Mina… non la conosce nessuno al villaggio, è cresciuta lontano, sola con la sua mamma, ma è una di loro. Questo lo ha scoperto più tardi, da adulta. Prima sapeva soltanto di essere figlia di un cantastorie e dell’amore clandestino di una notte.
Gli abitanti del piccolo borgo avevano ignorato l’episodio che si era lasciato dietro un cuore infranto e un figlio. Una figlia anzi, nata la vigilia di maggio.
Oh beh, mesi dopo, quando la sua mamma era partita all’improvviso, qualche mormorio c’era stato, ma non aveva ricevuto nessuna eco e si era spento così, come una candela giunta al termine, con un sospiro e un tremolio di fiammella.
Ma questa è la storia di Mina, adesso, e del nuovo negozio che ha deciso di aprire nel paese dove sarebbe dovuta nascere. Negli anni il piccolo borgo è molto cresciuto e la pace di quando erano quattro case in un prato sembra essere scomparsa per sempre.

31ottobre
Dopo un’ultima occhiata di apprezzamento all’insegna, Mina varca la soglia del negozio. È tutto pronto. Il soffitto ha il colore del primo cielo della sera, le pareti sono prati illuminati dalla luna piena su cui fioriscono piccole gocce color ambra e gatti. Neri, rossi, bianchi, seduti con la coda a ricciolo, in posa come piccoli Buddha, sdraiati con aria indolente. Sono così belli che pare di sentirli miagolare. Sul bancone, le sue creazioni composte con perle giallo opalescente. Collane, anelli, braccialetti, spille… Ci sono pure gemelli e fermacravatte. «Il fatto di vivere in paese non esime gli uomini dall’eleganza, giusto?» «Giusto!» si dice Mina. «O, almeno, lo spero. Sarebbe un vero peccato se le mie perle rimanessero qui a prendere polvere. E poi, non riuscirei a…» Non termina il pensiero. Tanto, sa bene qual è. Ha già affisso i volantini nei negozi del paese: 31 Ottobre – ore 20.00 – Inaugurazione della bottega “Lacrime di Gatto”. Non mancate!

Angel le viene incontro dal retrobottega col suo passo leggero, le si struscia vicino con affetto, arrotandole la coda alle caviglie. Angel, il suo gatto nero dagli incredibili occhi gialli.
Sa di attrarre la curiosità della gente. La giovane donna è tutta un contrasto di chiaroscuri: sulla sua pelle bianchissima spiccano capelli, abito e smalto neri. L’unica nota di colore sono le labbra rosso fuoco. Allegre, maliziose.
«Benvenuti, accomodatevi» dice Mina accogliendo con un sorriso ogni nuovo arrivato, mentre con un gesto della mano invita con garbo a guardare la merce esposta. Gli ospiti entrano curiosi, ma guardinghi. Il negozio è particolare, e la bottegaia poi… Con quel corpetto coi lacci e l’ampia gonna di veli sovrapposti, e quegli occhi scurissimi, come un lago di cui non si vede il fondo, occhi che paiono non avere iride intorno alla pupilla tanto che son neri… una certa inquietudine la mette.
Ma la sua voce carezzevole, il sorriso accattivante, le parole pronunciate quasi come fossero un canto sciolgono ogni esitazione: «Prego, osservate, e toccate, toccate pure. Non si sciupano. Prendetele in mano, provatene la leggerezza, il calore.»
«Il calore? Ma no, sicuramente ha detto il colore.» «Sì, certo, ha detto colore, guarda come sono colorate.» «Ehi, bisogna osservarle attentamente, sembrano gialle, ma…» «No, guarda bene, saranno i riflessi, per me sono bianche…» «Ma non vedi? Sono rosse…» «Che dici, hai visto questo girocollo? È verde, e sta benissimo con i miei occhi…» «E questo fermacravatte blu, non trovi che richiami l’azzurro della camicia?» «Però, fantastica questa pietra nero giaietto!» «Bellissimi questi gioielli, e poi mi stanno così bene addosso…» «Che bell’aspetto che ho oggi, è davvero una bella giornata!» «Siamo proprio fortunati a vivere in questo paese!» «Sai che ti dico? Che oggi persino tua madre è meno insopportabile del solito!»

La giovane donna ascolta i pensieri e le parole dei suoi clienti, e sorride contenta. Il gatto tra le sue braccia fa le fusa, soddisfatto. Le sue lacrime, gialle come i suoi occhi, stanno facendo il loro dovere. E anche Mina. Come le sue sorelle prima di lei. Si sono chiamate sempre così, Mina. Da Settimina, perché occorrono sempre sette generazioni. Ogni sette discendenti, nella sua famiglia nasce una strega. Ognuna di loro decide quale sia il suo compito nel mondo. Mina, la Mina di adesso, ha scelto di portare una goccia di felicità nel cuore della gente. Raccoglie il liquido lacrimale del suo famiglio e lo muta in gocce empatiche: tiepide perle che leggono il cuore degli uomini e donano leggerezza al vivere, adeguando il colore al sentimento. D’ora in poi, la serenità sarà di casa al borgo.

Testo ispirato all’immagine

7 Ginestra fiorita di Antonino Cammarata
7 Ginestra fiorita di Antonino Cammarata

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