Dentro il dipinto

Ancora stento a crederci, eppure è accaduto davvero! Passeggiando per le vie di Ancona, fui attratta da un manifesto pubblicitario: era talmente pieno di colori da “catturare” l’attenzione di chiunque passasse. Una casa farmaceutica, per pubblicizzare un prodotto antistaminico, s’era avvalsa di una riproduzione del quadro “Ginestra fiorita” di Cammarata: piena di fiori e di vita era l’ideale. Dimenticai per un momento le mie commissioni e mi misi ad osservare l’immagine riprodotta nel cartellone. Ogni particolare del quadro mi “parlava”: potevo sentire il fruscio dell’erba ed i fiori sembravano dondolare dolcemente mossi da una lieve brezza; le fronde dell’albero sulla sinistra sembravano “danzare”; dal buco nel suo tronco, così bello e “perfetto”, ci si poteva aspettare che sbucasse uno scoiattolo; le montagne sullo sfondo sembravano tutt’uno con le sfumature rosa del cielo e dalla porta della casa sulla destra ci si poteva aspettare di veder affacciarsi una donna intenta nelle sue faccende. Rapita, allungai una mano quasi a voler sfiorare i fili d’erba in primo piano. Quando le mie dita furono abbastanza vicine al cartellone, avvertii una forza misteriosa che mi risucchiava. Avvertii il manto erboso solleticarmi le caviglie ed i petali d’un papavero mi sfioravano le dita della destra. La brezza scompigliava lievemente i miei capelli. Stupita ed un po’ spaventata, ritrassi la mano poi, lentamente, riavvicinai le dita tremati al delicato fiore. Sentii i suoi petali vellutati appoggiarsi alla mia mano come a volermi rassicurare. Spalancai le mani per accarezzare i fili d’erba attorno a me. Lasciai che che i profumi dei fiori circostanti mi penetrassero nelle narici inebriandomi. Una dolce fragranza di pane appena sfornato andò a mescolarsi agli altri odori. Sorrisi. Non avevo più paura. La mia curiosità aveva preso il sopravvento: volevo godermi ogni attimo di quella bizzarra avventura. Dopo essermi soffermata per qualche istante a contemplare quella bellezza, presi un bel respiro ed intrapresi il cammino: volevo conoscere la famiglia che abitava nel casolare e, magari, gustarmi una fetta di quel pane il cui odore aveva inebriato i miei sensi. Scesi di corsa dal piccolo dosso ed andai a cercare con lo sguardo se ci fosse un sentiero. Fu allora che me ne resi meglio conto: il suono che fin dall’inizio aveva solleticato le mie orecchie non era il dolce sibilo del vento, ma la “voce” dei fiori. Cantavano. In perfetta armonia. Come in un coro di voci polifoniche, intrecciavano le loro melodie con maestria e sapienza. “Allora è vero – pensai – la natura parla, anzi, canta!”. Chiusi gli occhi un istante e mi misi in ascolto. Lasciai che la musica entrasse dentro di me e comunicasse con la mia anima. Con mio grande stupore riuscii a comprendere qua e là alcuni frammenti del canto. Erano parole dolci e piene d’amore. Guidata dalla melodia continuai a camminare. Quando raggiunsi il casolare il sole era tramontato da un po’: il rosa e l’azzurro avevano ceduto il posto all’arancio ed al viola. Nell’attimo esatto in cui bussai, s’accesero le luci dell’abitazione:«Chi è?». Chiese una voce femminile dall’altra parte dell’uscio. Mille pensieri s’affollarono nella mia mente in un attimo: come dovevo rispondere? Con il mio nome? Avrei dovuto dire “sono io”? Ma “io” chi? Mica mi conoscevano!«Una viaggiatrice». Fu l’unica cosa che riuscii a dire. Venne ad aprirmi una giovane donna sui trentanni: indossava una camicetta bianca con le maniche arrotolate, una gonna azzurra ed un grembiule azzurro a fiorellini bianchi. Con un accenno di sorriso, mi fece cenno di entrare.«Vieni – continuò la donna – ti aspettavamo, le cena è quasi pronta». In che senso mi stavano aspettando? In quale strano mondo ero finita? Con queste domande che ancora mi “giravano” in testa, accennando un sorriso mi lasciai condurre a tavola. Mentre mi accingevo ad accomodarmi, come se la donna avesse intuito quali domande affollavano la mia mente, con voce pacata disse:«Vedi, mia cara, sapevamo del tuo arrivo da tempo: da quando ti sei avvicinata al cartellone incuriosita. Avvertivamo la tua energia già da allora. Immediatamente m’accinsi a preparare il pane fresco. Da quando sei entrata nel dipinto i miei figli non hanno staccato il naso dalla finestra. Erano impazienti di vederti! Sono stati loro ad avvertirmi del tuo arrivo … ma che sbadata, non ti ho detto chi siamo e come facciamo a sapere queste cose: siamo frammenti dell’anima del pittore e ci si riempie il cuore di gioia quando qualcuno viene colpito così tanto dai particolari del quadro. Allora vogliamo esprimere la nostra gioia invitandolo a cena: per condividere le sue emozioni con noi». Stupita e commossa, li ringraziai in silenzio con un ampio sorriso e mi sedetti a tavola con loro. Dopo cena li salutai e me ne andai. Appena misi piede fuori dall’abitazione, mi trovai catapultata nuovamente nella vita reale. Guardai l’orologio su un display: erano ancora le 10.15. Nella vita reale erano passati solo cinque minuti. Con un sorriso, ripresi a camminare.

Testo ispirato all’immagine

7 Ginestra fiorita di Antonino Cammarata
7 Ginestra fiorita di Antonino Cammarata

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