Manifesti

Tratto da “La decima matrioska” – inedito


Ripensando poi a questi anni di profonda crisi, riluttante, mi ritrovo ad analizzare la mia storia insieme alla storia della mia generazione, e indirettamente anche quella precedente che è rappresentata dai miei genitori. Ciò che scopro non mi piace.
Due generazioni che per motivi diversi hanno abdicato, hanno lasciato scorrere tutto, si sono abituate a tutto, non abbiamo cercato di cambiare il mondo, neanche ci abbiamo pensato.
Tutte le grandi lotte del passato, tutte le vite spese per la nostra libertà e per i nostri diritti, sono diventate solo dei manifesti appesi ai muri, non abbiamo ascoltato il grido che continuavano a lanciare da quel muro, l’ammonimento che provavano a farci capire: tutto quello che è stato sconfitto può ritornare, in forma diversa ma ritornerà, vigilate, fate in modo che il nostro impegno non sia stato vano.

È rimasto un grido vuoto, la generazione prima della mia ha pensato solo a consolidare i risultati ottenuti, con impegno, lavoro e ostinazione, ma senza riempirlo di valore, senza farlo diventare un mattone solido, e così a noi giovani è rimasto il vuoto. Il vuoto del denaro issato a fine primario di ogni azione. Il vuoto delle famiglie che si sgretolano, il vuoto della fiducia nell’altro, il vuoto dei veri affetti.
Ci sono solo tre cose determinanti nella loro e nella nostra vita: il denaro, il sesso e il cibo, togliamo queste cose alla nostra esistenza e resta ben poco. Non che siano tre cose negative, anzi, ma è la quantità che si ritiene necessaria a essere eccessiva.
In ogni caso neanche la mia generazione fa granché per cambiare quello che ci hanno lasciato, e più comodo continuare così, l’unico vero obiettivo è divertirsi, fare più esperienze possibili, cosa ci manca in fin dei conti?
La vita ci manca.
Quella che ti fa sentire vivo, pulsante, che ti fa alzare ogni mattino con un sogno e la voglia di realizzarlo.
Dovrò staccare i manifesti, lascerò il loro posto vuoto sul muro, li appenderò alla mia vita e forse riempirò il mio vuoto.

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