Libri

L’idea di regalare libri mi piace, perché è sempre ciò che faccio io, lo potete chiedere a chi mi è amico. Per ogni compleanno regalo almeno un libro e la stessa passione per la lettura mio marito e io, accaniti lettori e da poco scrittori, la stiamo tramandando ai nostri figli.
Effettivamente scrivo da poco. A volte leggo interviste di autori che dicono di aver scritto da sempre, di aver sentito l’impulso poetico o comunque la frenesia della scrittura sin da quando erano bambini. Per me, invece, non è stato propriamente così. Scrivevo sì, ma non cose da poter essere pubblicamente lette, almeno credo. Quello che ho fatto davvero invece è stato leggere. Ho letto molto, da sempre, perché, strano a dirsi, l’italiano era la mia bestia nera. E alle superiori, una ragazza come me che prendeva tutti bei voti nelle altre materie, non poteva avere un cinque in italiano! Così la mia professoressa del biennio di Ragioneria mi costrinse a leggere tre libri al mese per poter sopperire alle mie mancanze linguistiche. Dopo la lettura, un bel riassunto e una bella recensione. Chissà dove sono andati a finire ora quei compiti? Magari in cantina a Roma… la prossima volta voglio farci un giretto indagatore. I libri che leggevo li sceglieva lei: Brecht, Kafka, Mann, Pavese, Calvino e altri contemporanei… libri belli, corpulenti che non si leggevano facilmente, abbastanza complicati soprattutto per le tematiche che non erano le più adatte a una ragazzina di quattordici anni. Eppure, leggendo vedevo che mi si apriva la mente e alla fine questi libri mi piacquero talmente tanto che decisi di farmi regalare delle collane di classici dai miei genitori. Certo, fino all’adolescenza avevo letto i classici per ragazzi, Salgari, Alcott… ma aprire la prima pagina di “Un amore di Swann” di Proust e iniziare a leggere la passione travolgente di Charles per la sua Odette o anche leggere le pagine del suicidio di “Anna Karenina” di Tolstoj, suicidatasi per la sua passione smodata nei confronti del Conte Vronsky o addirittura entrare in un animo torbido e contorto come quello del “Dorian Gray” di O.Wilde, o nella “non memoria” de “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello con la sua relatività della realtà ha aperto davvero un mondo infinito davanti ai miei occhi. Riempivano il mio vuoto…
Ho desiderato essere quei personaggi. Mi sarebbe piaciuto se la mia mente li avesse concepiti e descritti sul foglio bianco, così come hanno fatto i loro autori. Vedere il vuoto su quelle pagine bianche davanti a me e sapere che un giorno lo avrei riempito, incrementava in me non solo l’adrenalina ma soprattutto la paura e, strano a dirsi, quel senso di vuoto interiore che si ha proprio quando sai che stai per esplodere. Però, per me ancora non era giunto il momento. I casi della vita mi avevano portato a non poter dar il via libera alla realizzazione di questi desideri dei quali poco a poco mi sono anche dimenticata. Me ne sono ricordata quando stavo scrivendo la tesi di laurea, ovvero, quando un mio amico, al quale chiedevo consigli, mi disse “tu puoi scrivere qualcosa per te, perché non lo fai?”.
È così che sono nate le mie poesie e i miei scritti. È così che sono riuscita a riempire quel vuoto con le parole, questa volta le mie parole! Ed ora scrivo come una forsennata e leggo, leggo ancora più di prima perché non si può scrivere senza aver letto! Grazie Prof.ssa Danelli che con la sua inconfondibile “R” alla francese mi redarguiva nove volte su dieci! Se sono qui, lo devo anche a lei!

P.S. Comunque all’esame di maturità presi un bel 9,5 al tema di italiano, il voto più alto della classe… il pugno duro della Prof. dei primi anni, mi è servito eccome!

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