L’anticamera

Quell’anticamera aveva una forma davvero particolare, ora che ci si trovava dentro si convinse che fosse davvero di cattivo gusto. Quando aveva visto per la prima volta la piantina dello studio non aveva capito… poi aveva collegato. Non c’era nessuno ad aspettare, nessuno a ricevere. Un’intera anticamera… vuota.
Sentì una fitta al basso ventre… no, non era una fitta, più una sensazione. Prendeva regolarmente gli antidolorifici, quindi era impossibile che avesse dolore. Era impossibile… eppure…
“Jane Herst”
Sentire chiamare il suo nome la distrasse dal quel pensiero opprimente.
Si mosse nella più completa solitudine, nessuno l’aveva accompagnata, neanche la volta precedente e nessuno l’aveva accolta. Quella struttura era completamente vuota a parte i pazienti che vi transitavano, ma che non si incontravano mai.
Venne introdotta nella stessa stanza, passata allo stesso screening… un raggio di colore verde che la passò da parte a parte, al basso ventre.
Il referto venne digitalizzato e trasmesso alla sua casella di posta.
Non aveva bisogno di leggerlo, scoprì che non ne aveva neanche il coraggio.
Dove prima c’era vita, ora c’era solo un desolante vuoto.
Un vuoto che aveva voluto lei, cercato lei… per paura, per solitudine.
Non avrebbe mai immaginato che quel vuoto sarebbe stato così profondo…

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