Horror vacui,

monologo non tanto interiore

Ogni anno trascorso mi trova sempre più vuota. È una sensazione inequivocabile e ineluttabile, l’auto difesa di un animo sensibile, il guscio creato da un corpo martoriato.
Non voglio addentrarmi in disquisizioni di lana caprina, né attaccarmi ai famosi capelli degli angeli, o dimostrare chi sia nato prima tra l’uovo e la gallina, desidero esclusivamente esternare una condizione causata dalla sofferenza fisica continua.
La sensazione di dolore è utile: permette all’organismo di difendersi adeguatamente e con prontezza dagli attacchi esogeni. Ecco qualche esempio.
In cucina, quando tocchiamo un fornello caldo oppure siamo colpiti da schizzi di olio bollente, ci ritraiamo con prontezza evitando, in questo modo, di ustionarci gravemente.
Le tonsille infiammate e il mal di gola sono sintomi di un’aggressione batterica, entrambi ci spronano a seguire una terapia medica per evitare che questi prendano il sopravvento causando conseguenze ben più gravi.

Tuttavia, quando il dolore diventa continuo e incessante e non esiste rimedio per attenuarlo, l’organismo è sollecitato ventiquattro ore su ventiquattro da scariche adrenaliniche rischiando di andare rapidamente in tilt sia a livello fisico, sia a livello mentale.
In tale situazione, emerge prepotente la capacità di adeguarsi alla nuova situazione; il corpo reagisce creando una sorta di barriera protettiva e la percezione del dolore risulta grandemente attenuata come se si fosse sottoposti ad anestesia. Ci proteggiamo naturalmente ignorando gli stimoli dolorosi però, se da un lato ciò aiuta a conservare il ben dell’intelletto evitando di cadere nell’esaurimento nervoso, d’altra parte diventiamo insensibili aumentando a dismisura la massa inerziale delle reazioni.
Così, una ferita al polpastrello provocata inavvertitamente tagliando il pane e la vista del sangue che ne sgorga, mi ricorda di dover provare dolore e della necessità di correre a disinfettare il taglietto.
Di pari passo procede anche l’intensità dei sentimenti: il vuoto causato dalla perdita di una persona cara, mi colpisce in misura inferiore di quanto mi aspettassi.
D’altra parte ogni successo conseguito, ogni gioia legata agli affetti delle persone amate e a me stessa, mi lascia vuota e indifferente.
Per reagire, per trovare uno sprone a sconfiggere il vuoto, ho scoperto un rimedio efficace: sonori e reiterati ceffoni virtuali!

37 Comments

  • Ringrazio tutti i votanti sia per avermi sostenuta, sia per le magnifiche parole di alcuni commenti.
    SIETE MERAVIGLIOSI!

  • Beltane64

    Voto questo testo. La cruda realtà, senza fronzoli stilistici, diventa efficace proprio per la schiettezza.

  • Monica

    Voto questo testo: Voto questo intenso racconto di Nicoletta Berliri perchè l’autrice ci spiega egregiamente come la nostra mente, per aiutarci ad attenuare la percezione del dolore, produca “farmaci anestetizzanti” che, come effetto collaterale, ci rendono in parte indifferenti anche alla nostra e all’ altrui gioia. Come sostiene Maria Von Ebner-Eschenbach, nessuno che non abbia sofferto come un cane scrive come un Dio e, questo, mi fa sospettare che si tratti di un racconto autobiografico: in tal caso credo che Nicoletta Berliri sia molto più empatica di quanto creda e lo dimostra il fatto che in tutto ciò che scrive emerge un profondo interesse e rispetto per gli altri, cosa possibile solo se si possiede la sensibilità che contraddistingue una grande scrittrice come lei.

  • Mara Verzilli

    Voto per questo testo!Vorrei avvalermi della facoltà di non esserci, vostro dolore. Magari ci potessimo appellare a questo emendamento, potessimo ottenere i diritto di non soffrire, magari riuscissimo ad anestetizzare il dolore, conservando interamente la capacità di godere del piacere, forse non è possibile e molto probabilmente lo scotto da pagare per sopportare il dolore è quello di inaridirsi e perdere parte dell’empatia che ci caratterizzava. Voto questo intenso racconto proprio perchè nessuno meglio dell’autrice è riuscita a comunicare così egregiamente questo stato d’animo.

  • Paola

    Voto questo testo: mi piace l’idea dei ceffoni virtuali. Magari si potessero usare più spesso nella vita!

  • Luigi

    Voto questo testo.
    Le argomentazioni di Nicoletta sono convincienti ed esposte in modo piano e scorrevole: mi trova d’accordo su quanto propone, compresi i ceffoni virtuali!

  • Beatrice

    Voto questo testo perchè Nicoletta trova sempre parole che riescono a rendere reale ciò che descrive, sembra di provare fisicamente ciò che stai leggendo.

  • Celeste Ilardo

    Voto questo testo che mi trova d’accordo anche sui ceffoni virtuali!

  • Teresa

    voto quest testo
    in nome della forza che i ceffoni virtuali riescono a sortire

  • sonia frascatore

    Considerazioni molto profonde che invitano alla riflessione…

    “Voto questo testo”.

  • Francesca

    Mica è sempre colpa della mente. I virus posso attaccare qualsiasi cosa… Analisi condivisa.

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