E se il vuoto fosse, invece, un pieno e lo si afferrasse solo socchiudendo gli occhi?

Fuori concorso

L’aria non si muove. E’ spessa e stagnate. Sono oppressa dal profumo delle petunie e dai gelsomini in fiore, ma mi siedo fuori, comunque. E mi siedo su una sedia a dondolo situata sul marciapiede sconnesso e irregolare che circonda la mia casa. La sedia scricchiola sopra lo sporco e le fessure di ogni pietra; il ritmo ipnotico. Non ci vuole molto, socchiudo gli occhi e sono con te. Mi accoccolo, le braccia distese a cingere le ginocchia e mi perdo nel ricordo dei tuoi occhi scuri che sempre sognano. Nuoto in un vortice di desideri. Respiro, ma non riesco a darmi pace; la tua forza e la tua presenza sono molecole che penetrano la mia anima.
Ho sete. Sono arsa e l’aria non si muove. Sono impaziente e ho voglia delle tua bocca a dissetar la mia arsura, della tua lingua sui miei denti, a giocar con la mia, incollata al mio palato. Sono con te, ti giro attorno. Mi vedo con te.

Sorrido.
Sorrido e l’aria non si muove ancora. Sorrido solitaria ai miei momenti, a questi momenti che portano luce nel buio della notte e tutto è dentro i tuoi occhi che mi appaiono dietro le palpebre socchiuse.
Mentre l’aria continua a rimanere ferma, è come se volesse bloccare la tua anima attorno alla mia.
Fremo.
Ti voglio, ti cerco, non ti trovo.
Sei solo aria e pensieri e ricordi e amore.
Vado avanti e indietro, per qualche ora, a dondolar su questa sedia.
Spingo la nuca sul cuscino, nel tentativo di afferrare la ragione di questo mio non poterti abbrancare, e torno in avanti a sbattere il naso nei profumi del mio giardino.
Non voglio aprire gli occhi e non lo farò. A meno che tu non sia qui davanti a prendermi le mani e a sussurrarmi “ti amo”.
E allora dovrò…

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