Anime Vuote

Cos’è il Vuoto? Non è solo la mancanza di tutto ciò che è fisico, è anche assenza di ideali, di lealtà, di amor proprio … il vuoto lo trovi nei vizi che la gente ha e che però non vuole ammette …il vuoto e nell’anima quando manca l’amore, ma anche il rispetto di se stessi.

<E’ tardi lo sapevo!> disse il giovane parroco don Ernesto Celeste mentre correva trafelato verso il grande e lussuoso palazzo. Pioveva a dirotto, e tuoni lampi e fulmini squarciavano il cielo. Era un sabato sera di fine gennaio. Il parroco correva stringendo sotto il cappotto la sua preziosa e antica bibbia. Quella estrema unzione era davvero importante. Per parecchi motivi. Primo una nobildonna novantenne prima di spirare voleva ricevere da lui il Corpo di Cristo. Secondo l’anziana era anche la madre dell’uomo con cui da tempo faceva <affari.> E poi c’era una certa signora, nuora della stessa moribonda, che se avesse voluto sarebbe caduta tra le sue braccia.

A dire il vero anche un’altra anziana stava morendo nello stesso istante, ma abitava nel quartiere più malfamato della città e i figli lo guardavano male. Uno in particolare a cui aveva dato persino un posto dove stare, ma il farabutto, pensò con rabbia, non gli pagava l’affitto da mesi! E lui pensando a tutte quelle cose, scelse la via migliore … quella “dorata.” Donna Luisella Garbugli, la novantenne in fin di vita poi, gli aveva fatto intendere di un cospicuo lascito proprio alla sua povera parrocchia.
La povera Nitta Semetti invece era malata terminale di epatite, e lo metteva veramente a disagio. Ma volle scacciare dalla testa quei pensieri. E mentre entrava dentro il lussuoso atrio dove alle pareti c’erano grandi specchi posti li apposta, forse per vezzo e per capriccio Ernesto si specchiava e vedeva un giovane parroco tutto bagnato, nel suo abito migliore che aveva affondato le mani nel peccato più fastidioso, nella cupidigia e nell’avidità … e forse nella lussuria. Ma l’ascensore era occupato. Guardò le scale ma non ci pensò nemmeno a salire quattro piani a piedi. Avrebbe aspettato paziente.

<Caspita che lusso il ciccione!> si diceva sempre Ermenegilda Frasca, quando arrivava li, nel luogo di “lavoro.” E scendendo dal taxi aprì subito l’ombrello tutto fronzoli. C’era un tempo da cani, alcune zone erano rimaste persino al buio. Lei era una dama di compagnia <particolare> per soli uomini. E stretta nel suo tubino rosso corallo, con sopra un pellicciotto di visone nero, andava spedita, anche se i lunghi tacchi le impedivano di correre. Pensava nervosa che quella doveva essere la serata giusta per fare il colpaccio. Per forza, si disse, devo battere il chiodo finché è caldo! Entrò velocemente nell’atrio e il portiere ammiccò compiaciuto. Non era la prima volta che la vedeva quella bella femmina …e se Lello Peralta , portiere cinquantenne del prestigioso palazzo Garbugli, avesse avuto mille euro da buttare, li avrebbe fatti piovere volentieri sulla testa della bella mora che una volta a settimana teneva <compagnia> al Cavaliere Gilberto Garbugli, proprietario dello stabile. Poi lei si bloccò appena in tempo. Vide quel furfante del parroco … padre Celeste, che secondo lei tutto era tranne che sacerdote. Dato che frequentava quel ciccione orribile di Garbugli già da un bel pezzo, sapeva delle magagne di quei due. Lo vide prendere l’ascensore. Poi fu il suo turno.

Gilberto era sceso nell’appartamento sotto a quello dove stava la sua moribonda mamma per usufruire della bella compagnia della provocante Ermenegilda. E anche se sapeva che la sua vecchia ne aveva poco ormai, all’appuntamento con la bella mora ci doveva andare. Sopra tanto c’era la moglie Finella e la sorella Serenuccia che le facevano da badanti.
Guido Semetti si era indebitato fino al collo per curare la madre Nitta. Lui che di lavorare non ne aveva mai avuto voglia, e che aveva creduto bene di scegliere la strada più comoda per avere i soldi che gli servivano. Ora era ancora più povero di prima. Sotto debito a quello strozzino e moroso su più fronti. E sotto la pioggia incurante del tempo inclemente, con il suo ombrello tutto rotto stava andando dal cavaliere Garbugli per chiedere un altro prestito. E pensava con costernazione e rabbia a quello strozzino dal buon nome a cui doveva già ventimila euro e al fatto che pure il parroco della sua chiesa, ora era contro di lui. E forse per ripicca, non aveva potuto portare conforto ne sostegno morale ed economico alla sua mamma. Si diceva nel quartiere che era andato via per una partenza improvvisa, ma padre Ernesto non gli era mai sembrato tanto disponibile. E a dire il vero mica tanto prete serio. La parrocchia si lamentava sempre era povera chiedeva questue a destra e a manca ma lui il macchinone e la bella casa in un quartiere residenziale se l’era fatta! Guido trovò l’ascensore occupato e salì i quattro piani a piedi. Ma arrivato al terzo piano vide il Garbugli di spalle con una donna dagli abiti succinti. Il Garbugli si girò vedendolo salire, lo fissò serio, disse all’orecchio della donna due parole, indicandole di entrare dentro e poi fece segno a lui di avvicinarsi.

Ermenegilda Frasca, si accomodò nel salone dello studio in attesa del suo cliente, ma ad un certo punto mentre di stava annoiando a morte sentì alzare la voce. Ascoltò tutta la conversazione tra il Semetti e il Garbugli e il rifiuto di quest’ultimo a concedergli il prestito! Lei annotò tutto nella testa. La cosa si faceva interessante. Molto per i suoi piani. Poi li vide uscire. Li seguì ma vide nel pianerottolo solo un signore dimesso dall’aria abbattuta.
<Ehi tu facciamo affari stasera noi due?>
Giudo la osservò.
<Parla! Ma … chi sei intanto?>
<Un’amica tesoruccio.>
I due parlarono fitti per un po’ Guido cambiò colore diverse volte durante la bisbigliata discussione. Dall’arrabbiato allo sconcertato, non gli parse vero le avere finalmente delle armi, grazie alla donnetta provocante davanti a lui. Poi la guardò serio gli si avvicinò e gli disse :<se mi aiuti a vendicarmi di quel farabutto di Garbugli e di Padre Celeste che non è venuto da mia madre perché povera, e perché fa affarucci sporchi con il porco ricco, io metterò il Garbugli nelle tue mani. Aspettami fra mezz’ora vicino l’ascensore.>
<Va bene. Che farai?>
<Qualcosa che di eclatante temo. Ma tu al mio segnale, che capirai senz’altro, fai quello detto ok?>
<Semetti caro … fa qualcosa eh? Perché se non agisci davvero, qualcosa di eclatante la faccio io sul serio, capito?>
I due si osservarono seri e si strinsero la mano. Si salutarono con un cenno d’intesa e lei entrò nella casa del Garbugli.

Ma Padre Celeste si stava recando dal Garbugli, anche con il pretesto di rivedere quello schianto di Finella. Ma soprattutto, stava portando le offerte ricevute in chiesa, che era solito investire in borsa naturalmente tenendo tutti all’oscuro. Finalmente l’ascensore si liberò, e entrò per salire al quarto piano! Intanto il Garbugli e la Frasca uscivano dall’appartamento salirono un attimo al quarto, Gilberto doveva prendere delle cose, e si recarono vicino l’ascensore dove era in attesa il Semetti a dal quale era appena uscito Padre Celeste.
Gilberto non poteva davanti il parroco urlare al Semetti <che cavolo ci facesse ancora li!> e fece solo un sorriso al sacerdote. E così si ritrovarono tutti al piano. Si guardarono perplessi ma il Garbugli volle sbloccare lo stallo. Per paura che il Semetti lo seguisse a casa, propose il suo diversivo.
<Padre venga scendiamo a prendere un caffè?> Disse nervoso
<Venga anche lei!>
Disse d’impulso la Frasca al Semetti ricevendo un’occhiataccia dal Garbugli, così tutti presero l’ascensore. Intanto fuori tuoni lampi e fulmini scuotevano il cielo. Le porte di paesante metallo si chiusero. Uno strano sibilo echeggiò sopra le loro teste fra i vari fili che reggevano l’ascensore. Ma da dentro quel sinistro rumore non poteva essere avvertito. Non potevano sapere che un fulmine, incredibilmente, si era infilato nel lungo pozzo dell’ascensore e aveva mandato in tilt tutto il sistema elettrico e lesionato gravemente le funi di acciaio che reggevano tutto.
Dentro nessuno parlava, il dito di Guido schiacciava a vuoto, l’ascensore fece un paio di sussulti e si fermò di colpo. Rimasero così tutti e quattro bloccati dentro l’ascensore.
Fu a quel punto che la signorina Frasca, credendo che il blocco dell’ascensore fosse un trucco del Semetti per far scattare il trappolone, si buttò su Padre Celeste fingendo di essersi impicciata sui tacchi. Incollò le labbra al parroco che strabuzzò gli occhi. Il suo labbrone rosso unse l’impreparata bocca incredula del parroco, che per un nano secondo provò lussuria. Lei si mise a <favore> di Semetti.
<Mi scusi parroco … sono inciampata!> e detto ciò, all’uomo sconvolto, tirò le guance con pollice e indice, fino a quasi staccarle. E si sporse questa volta per un fulmineo bacio superficiale.
Padre Celeste ancora scioccato e sotto sotto in fremito, fece segno che in fondo non era successo niente. Sorrideva e si sentiva un idiota. Era tutto rosso.
Anche il Semetti eccitato e spaventato allo stesso tempo, credette che il blocco dell’ascensore fosse un trucco della Frasca per incastrare i due. E subito fulmineo scattò le foto con il suo cellulare fingendo di cercare in rubrica. Poi la Frasca si rimise in sesto pulì la bocca con la manica del vestito e si incollò alla bocca del Garbugli, che per tutto il tempo aveva guardato come se gli avessero rubato ogni possedimento. Era nero di rabbia e geloso. Anche in quel caso Semetti fece il suo servizio fotografico veloce e senza destare sospetti.
<Come osi!> fece il Garbugli spingendola via, e guardando negli occhi il parroco. Faceva affari loschi con il religioso, e lui Gilberto era sposato … ed era evidente la tresca con la provocante mora, ma aveva davanti pur sempre un sacerdote. La facciata era importante.
Intanto era passato in secondo piano che l’ascensore era fermo da parecchio, e dentro cominciava a fare caldo. Troppo caldo!
Ma la Frasca non si faceva trattare male da nessuno, e ora che sapeva che il Semetti aveva fotografato tutto, lei lo guardò superba, si mise le mani ai fianchi e li minacciò mettendosi di fianco a Guido.
<Forza Guiduccio, posta le belle foto mie e di loro sul mio profilo, poi i miei tremila amici se le passeranno a vicenda!>
Gilberto e Padre Celeste capirono tutto e li osservarono arrabbiati. Si avvicinarono minacciosi ma la loro avanzata fu fermata dal dito di Semetti pericolosamente messo su “condividi.”
<Cosa volete farabutti!> Fece il Garbugli che comprese benissimo le mire dei due.
Padre Celeste sembrava senza lingua.
Ermenegilda parlò tagliente.
<Ora ve lo spiego tesori!>
Lei espose le sue richieste. Dal Garbugli voleva dieci mila euro per eliminare le foto, li voleva in contanti e poi avrebbe dovuto abbonare a Semetti il debito per lo strozzinaggio. Poi si girò verso Padre Celeste e lo minacciò di rendere pubblica la foto. Chiese a lui la stessa cifra del Garbugli e che abbonasse tutti i mesi d’affitto che gli doveva il Semetti, per una stanza della parrocchia, dove abitava da quando era caduto in disgrazia. Lei schiacciò l’occhio a Gilberto per farlo arrabbiare. Ma a padre Celeste vedendo quegli ammiccamenti, gli venne il dubbio che il trucco dell’ascensore le minacce e le foto del Semetti fossero un trucco del Garbugli per fregargli i soldi guadagnati in borsa con i soldi delle offerte e lo accusò di questo! Il Garbugli scioccato immaginando di stare in un girone infernale guardò tutti e tre con sospetto. Poi ricordò la confidenza del parroco con sua moglie.
“Padre … ma non sarà che questo è un tuo trucco per incastrarmi? Sospetto da tempo che sei l’amante di mia moglie e sicuramente tutto questo lo hai architettato di certo con lei!
Sentendo i due la Frasca e il Semetti si guardarono pensando ognuno a che gioco stesse giocando l’altro! Erano talmente impegnati tutti e quattro ad accusarsi fra di loro che non pensarono che fosse davvero un guasto dell’ascensore ad averlo bloccato ne tanto meno nessuno di loro pensò di dare l’allarme e intanto l’ossigeno nell’ascensore stava finendo. E la presenza dell’anidride carbonica li stava facendo sragionare completamente. Erano tutti rossi e nervosi.
la Frasca la prima a cedere.
<Porca vacca che caldo! Che aria pesante! Guiduccio adesso sblocca sto cavolo di ascensore!>
Semetti la guardò come se avesse appena scoperto un orrendo ragno peloso.
<Che cavolo blateri tu! Io cosa? Non era una trovata tua questa del blocco?>
Lei lo guardò male ma Garbugli approfittando della momentanea confusione si buttò su Semetti per prendere il cellulare. Semetti si scansò appena in tempo, diede il cellulare alla Frasca e perse la testa …si avventò sul Garbugli. L’ascensore fu scosso dalla lotta furibonda fra i due. Padre Celeste invece che cercare di dividerli si avventò a sua volta sulla donna cercando di strapparle di mano il cellulare. Ermenegilda furiosa si tolse un tacco dodici e lo colpì alla cieca.
Erano sospesi al quarto piano e il cavo dell’ascensore all’improvviso cedette, dopo le tremende scosse che lo stavano scuotendo.
Dentro tutti capirono che in pochi secondi sarebbero finiti ai piani sotterranei, e che in realtà si stavano schiantando dal sesto piano. Il vuoto sotto di loro li terrificò. Il vuoto alla fine era uscito dalle loro anime, per inghiottirli per sempre.
Gridarono ognuno la propria disperazione.
Poi un botto tremendo, finirono l’uno sull’altro. E per ironia della sorte tra gambe, braccia, teste e sangue, a Padre Celeste volarono dalla tasca gli appunti sugli investimenti in borsa, appunti chiari e schiaccianti sulla cresta alle questue … e per finire la triste vicenda colma di <vuoto morale> il cellulare del Semetti emise nello stesso istante dello schianto mortale, un beep. Tremila amici a conoscenti della Frasca in quel momento poterono ammirare foto compromettenti che avrebbero attraversato il mondo del web in un battibaleno!

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