La strada

Giulia guidava. La strada correva fluida davanti a lei. A quell’ora non c’era nessuno in giro. Guidare le piaceva molto: il viaggio, la velocità, il controllo; era l’unico momento in cui si sentiva davvero se stessa, padrona della strada e della sua vita. Cos’era in fondo la vita, quella vera, con la V maiuscola? Vera forse era la vita degli altri, non certo la sua. Lei viveva un nodo inestricabile di bugie che le stringeva i polsi, le serrava la gola e la inchiodava a terra.
Era burattinaia e spettatrice di un teatrino messo in scena da lei stessa… cambiavano le scenografie, gli attori, il pubblico ma, in fondo, i ruoli erano sempre gli stessi: il suo lui, l’altro, i colleghi, gli amici, il capo e lei. Le storie che raccontava agli altri, e a se stessa, avevano preso il posto della realtà. Le bugie si reggevano l’una sull’altra, in bilico, come un castello di carte dove lei, ambiziosa giocoliera, continuava a impilarne di nuove, ormai incapace di vivere la semplice ma dolorosa verità. Il suo lui l’amava, certo, ma era con l’altro che le batteva forte il cuore. Quella dolcezza non avrebbe mai potuto competere con la passione, e poi il frutto proibito non è forse sempre il più gustoso? Con le amiche invidiose mentiva, faceva l’ingenua, si sminuiva; con il capo inetto celava la sua intelligenza, ne copriva gli errori, si metteva in ombra; con i colleghi si mordeva la lingua e aveva imparato ad essere ipocrita.

Quella farsa non poteva certo definirsi vita. Lei non viveva, recitava. Ogni giorno scriveva il suo copione e recitava la parte, stando attenta alla credibilità delle sue storie, osservando le reazioni e agendo di conseguenza. Tutto era costruito e niente lasciato al caso.
Giulia però sognava la libertà. Quell’incessante messa in scena era faticosa da tenere in piedi. Tutto stava diventando esasperante e asfissiante. Giulia voleva sentirsi leggera come quando macinava chilometri in velocità.
Giulia guidava. Correva sull’autostrada con il piccolo trolley sul sedile posteriore e la radio a tutto volume.
I chilometri che si allungavano dietro di lei allentavano le maglie delle catene che la appesantivano, spezzavano le estremità di quella ragnatela che lei stessa aveva intessuto e che aveva finito per intrappolarla.
Con quella fuga le sembrò che i nodi potessero essere finalmente sciolti. Poi però un pensiero, rincorrendo la scia dei ricordi, si fece strada nella sua mente. Quante volte ormai aveva ripetuto quello stesso schema? Quante volte aveva tagliato i ponti, era scappata e aveva ricominciato?
Giulia adesso sapeva; sapeva come fare per non ripetere più gli stessi errori.
La strada correva veloce davanti a lei. Giulia premette l’acceleratore fino in fondo, poi chiuse gli occhi.

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