saracinoIl Viaggio della vita

Sapete che rumore fa la paura? Quella di un’ onda improvvisa e violenta che travolge la propria felicità. E’ il silenzio sordo e muto di parole e urla mai udite. E’ la voglia di voler cambiare, ma allo stesso tempo, il sentirsi inutilmente bloccati e soffocati dalle proprie decisioni. La nostra intera esistenza è intrisa di desideri, pensieri, difficoltà e preoccupazioni. A volte rimaniamo paralizzati dalle nostre stesse paure, incapaci di annientarle, ci convinciamo che esse siano l’unico supremo scudo di fronte alla finzione nel teatro delle maschere. E con il passare del tempo, divaghiamo con la mente, cercando di trovare rifugio alle nostre insicurezze e ci rendiamo conto che il viaggio sembra l’ unico modo per fuggire da tutto questo e restare lì da qualche parte. Il solo spostarsi non lo contempla tutto; viaggiare è modificare lo spazio intorno, modificare come tale spazio interagisce con noi. Bisogna vedere le cose che si allontanano da noi, per capire che si sta viaggiando. Il dove si arriva ha il solo scopo di indicare il compiersi, tenere a mente dove si è cercato. Se si è fisicamente in viaggio, la cosa peggiore sono i giorni che passano, il chiaro sentimento delle ore che se ne vanno. Un’ agonia terribile. Alla fine comprendi come il piccolo tentativo di dare un colore a tutti quei minuti sia stato inutile, come in fondo non importa niente di quello che hai fatto, importa solo quello che riesci a ricordare. Le cose che vedi hanno lo stesso peso di quelle che ricordi, o che fingi di ricordare, perché in fondo l’ immagine è solo un pretesto per credere di aver vissuto qualcosa per cui ne valeva la pena, qualcosa che rimane anche senza il tuo guardarla. Cosa comprensibile in fondo, perché la condanna dell’ uomo è ostinarsi a cercare qualcosa che sia al di fuori di stesso ma che lo renda comunque unico nella sua essenza. I posti nuovi che visitiamo durante i viaggi, non hanno il potere che speravamo, ci si stanca presto anche della gente che vediamo, perché si ha la sensazione che sia un via vai di stesse persone. Il bello sarebbe porsi nel mezzo, nel decidere fra quello che vedi e quello che immagini, fra vivere e ricordare. Il viaggio è cercare il punto preciso che ti permetta di confondere ciò che c’è dentro da ciò che c’è fuori. Il resto, se c’è, viene da sè. Lo sapevamo, lo abbiamo sempre saputo, solo che avevamo voglia di dimenticarlo. Sembra più semplice pensare al viaggio solo come al vivere posti che non ci appartengono, come rifugio e protezione alle nostre debolezze, come mete di desideri a volte possibili ma anche impossibili, senza sapere che nessun posto ci appartiene davvero, senza sapere che l’unica cosa che rimarrà del viaggio è l’essere stati lontano. Ad occhi chiusi, capita che ci soffermiamo a pensare ai ricordi che quel viaggio ci ha lasciato, assaporando con nostalgia, tutte le tappe e la bellezza che essi hanno impresso a fuoco nel nostro cuore. Il tempo è solo un modo per distinguere dove si è arrivati da dove ancora bisogna arrivare; penso che la vita stessa non sia altro che la metafora di un lungo, grande viaggio, uno strano percorso che si sa quando si parte ma non si sa nè quando, nè dove si arriva…ma in fin dei conti, non è forse il viaggio stesso in sè la cosa più bella?!Viaggiare aiuta ad aprirsi verso nuovi orizzonti; è la meta delle libertà perdute e delle prigionie evase.

Il viaggio nasce dentro di noi: noi stessi ne siamo i veri protagonisti di esperienze passate e collezionate nel presente; protagonisti di nuove ricerche e sensazioni, in cerca perenne di un brivido che tutto possa cambiare, che valga una stagione o al limite di un manuale di distruzione perché una vita intera è troppo lunga e un secondo, quello giusto, magari ci può bastare per imparare a crescere. La libertà di vivere, è un rischio che non tutti hanno il coraggio di correre, è timore di responsabilità, eppure tutti la cercano anche se egoisticamente sono portati a cercarla non per gli altri, ma per se stessi. Nessuno è davvero libero, se non è padrone di stesso; e il viaggio che sia fisico, mentale o spirituale ci porta proprio a questo: a immaginare nuove mete, a depositare nuovi bagagli di esperienza umana, a non essere vili nella vita e a prendere le giuste decisioni nei momenti più disparati… soffrire, deludere, illudere sono solo preludi di grandi progetti per noi stessi. Ma ricordiamo, che si possono percorrere fisicamente milioni di chilometri in una sola vita, senza mai scalfire le superfici dei luoghi, né imparare nulla dalle genti appena incontrate. Il senso del viaggio, sta nel fermarsi proprio ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare bella o brutta che sia. Viaggiare è come il sole, immenso come il mare, infinito come il tempo e lo spazio; cambia il sapore di tutto ciò che si tocca e lascia profumi e fragranze custodite nel cuore. Aiuta a liberarsi da vecchi pregiudizi, a mettersi in discussione con il mondo e soprattutto ad avere il coraggio di vivere per non morire.

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