Violetas Escarchadas di Elisabetta Bagli

Tema: Liscio

tratto da “14 piani”, romanzo inedito

Ogni volta che mangio le violette candide mi scopro ancora bambina. Mi ricordo quando, da piccola, andavo insieme a mia madre a Plaza Canalejas, al centro di Madrid, per comprare dei sacchetti di té profumato alle violette e tante di quelle scatoline bianche con scritte viola piene di “violetas escarchadas”. Mi piace portarle in borsa e ogni tanto succhiare beatamente lo zucchero di una violetta candida. In quei momenti, dimentico le amarezze della mia vita e mi concentro solo su me stessa e sul rapporto che ho con le mie violette. Mi piace sentire la corteccia dura dello zucchero fondente farsi molle mentre si mischia con la mia saliva. Amo sentire che, lentamente, sotto la pressione della lingua, la mammola si apre lasciando spazio al tessuto morbido e vellutato dei suoi petali. Li sento tra la lingua e il palato. È una sensazione unica distinguere il bulbo del fiore. Poi, all’improvviso, schiudo leggermente la bocca per spingere la violetta all’infuori, verso i denti e morderla affondandoli nel suo tessuto delicato. So di avere un’espressione concentrata al massimo mentre godo questa delizia, mentre la sento sciogliersi in bocca e fondersi con il mio essere. È un’esperienza speciale, nuova, da scoprire ogni volta. Assaporare una violetta candita mi riconcilia con il mondo. Le violette sono le chiavi della mia primavera segreta.

 

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