Tutto si aggiusterà di Andrea Masotti

Tema: Pochi minuti dopo mezzanotte

Entro e nella penombra ti vedo accasciato sulla poltrona. La testa è reclinata indietro: sembra quella di una bambola di plastica. Le braccia penzolano inerti. Mi fa male vederti così, da sveglio.
“Dimmi che non è successo di nuovo !”
Attendo. Difficile determinare questo vuoto, che è allo stesso tempo secondi e ore.
“Mi vuoi rispondere ?”
Non tollero il tuo silenzio vigliacco. Mi piazzo seduta di fronte a te, sto a guardarti e mi pare di infliggerti un secondo supplizio. Inizio a riconoscere le tue forme distintamente, i capelli scomposti, il nodo della cravatta slacciato.
Infine i tuoi occhi, lentamente, raggiungono i miei. Dalle pupille che si incrociano emerge un barlume, un legame ancora vivo.
“Sì. È successo di nuovo.”
“Non hai altro da dirmi ?”
Ora ti raggomitoli, stringi la testa tra le mani. Da quando hai parlato mi sento penetrare da un odore dolciastro.

“Ho perso tutto. Stavolta proprio tutto”, dici con un filo di voce. Colgo una sincerità infantile. L’assenza di inibizione. Ma forse è solo l’abitudine che hai alle sconfitte. Ecco il mio uomo.
“Perdonami cara”: ora il timbro di voce è più rilassato.
Sì, ti perdono anche stavolta. Non avrei mai pensato di poterlo fare, eppure lo sento. Mi alzo e spalanco le tapparelle, è mattino avanzato ormai. Ma non c’è sole.
“Ti preparo un caffè.” Ti voglio forte. Ti voglio con la tua dignità. Perché è anche la mia.
“Come faremo ?”
“Carlo, c’è il mio stipendio. Il mio lavoro. E ho ancora qualcosa da parte. C’è il conto con i risparmi di mia madre. Promettimi che quelli non li giocherai.”
“Non chiedermelo. Non so se ci riuscirò.”
Vorresti piangere, ma non lo permetterò. “No, non te lo chiedo. Sono anche i tuoi.”
Ti alzi finalmente e mi abbracci forte. Te ne darò solo una piccola parte: non ne conosci l’ammontare esatto. Ho fatto dividere il totale in due conti separati. Devo pensare anche a Francesco, alla sua età i soldi non bastano mai.
Sei andato alla finestra, rimasta aperta, e respiri profondamente.
“Che giorno è ?” mi chiedi. Pian piano si dirada il puzzo di sudore e alcool.
Poi ti accendi la solita sigaretta e si abbozza il tuo sorriso misterioso. Quel sorriso che mi ha conquistato. Mi piace ancora. Per qualche secondo mi illudo, come sempre ho fatto, di vivere in una situazione sopportabile. Che tutto si aggiusterà.
“Oggi è domenica cinque marzo.”
“Cinque marzo – mi guardi trasognato – Ho cominciato a perdere proprio subito dopo la mezzanotte. Pensa che stavo vincendo. Una bella somma, anche. Avremmo risolto tutto. Avrei dovuto smettere prima. L’ho sempre detto che è il cinque che mi porta sfortuna.”

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