12742469_795247990605518_2347575687371556923_nLa donna alla specchio

Tema: Il Quadro e Una Manciata di Minuti Dopo Mezzanotte

I traslocatori avevano sistemato tutti i mobili che avevo ereditato dalla nonna da poche ore e già tutto sembrava diverso. Uno di loro aveva borbottato qualcosa su di una busta con delle indicazioni per sistemarli ma non lo avevo ascoltato. Ero in grado di decidere da sola come arredare la mia casa.
Stava calando la sera e mi aggiravo tra le stanze con un quadro tra le mani. Raffigurava una donna di spalle, coperta da un mantello con cappuccio color fumo. L’unico particolare che si poteva scorgere era il suo viso, riflesso in uno specchio ovale, fissato di fronte a lei su un muro inesistente. Il volto era quello di una donna anziana, la pelle attraversata dalle rughe e dipinta da macchie dell’età, l’espressione serena, un mezzo sorriso a labbra serrate.

Non ero sicura di cosa suscitasse in me quel quadro, un misto tra inquietudine e attrazione, e avevo deciso di attaccarlo a una parete; in fondo era il preferito della nonna che lo teneva sopra il caminetto nella sala grande. Decisi di metterlo nella mia camera, sul muro di fronte al letto. Il quadro era di piccole dimensioni eppure dominava la stanza.
Quella notte, avvolta nelle coperte nel mio letto solitario, mi ritrovai a fissarlo. Sembrava quasi sprigionare un alone luminoso che mi fece venire i brividi su tutto il corpo. Mi diedi della stupida, attribuendo lo strano fenomeno alla luce riflessa dai lampioni che attraversava le feritorie delle persiane. Alla fine, crollai addormentata. Qualcosa mi svegliò di soprassalto, pochi minuti dopo la mezzanotte. Mi mancava il fiato e sentivo un forte peso sul petto come se qualcosa mi premesse contro il materasso. Annaspando spaventata, raggiunsi la luce sul comodino e la stanza si illuminò. Lo sguardo mi corse subito verso il quadro e lanciai uno strillo breve e acuto. Il volto nello specchio era scomparso. Mi alzai decisa accendendo tutte le luci che incontravo e quando raggiunsi il quadro, la camera era illuminata a giorno. Il volto nello specchio era ricomparso, i suoi occhi grigi, le rughe e il sorriso malinconico erano tutti lì, impressi nella tela. Mi diedi della stupida per essermi fatta condizionare da quello che poteva essere solo un brutto sogno e tornai a letto.
Passarono le giornate e le notti. Spesso mi svegliavo di colpo, disturbata da brutti sogni e da un senso di pesantezza sul petto che mi bloccava il respiro. Succedeva sempre una manciata di minuti dopo mezzanotte. Tuttavia lo strano episodio del quadro non successe più. Iniziai a sentirmi sempre più debole e il mio viso divenne pallido. Il dottore disse che dovevo riposarmi, che era solo influenza e io non dubitai delle sue parole. Il mio riflesso allo specchio del bagno rimandava un viso che stentavo a riconoscere. Da quando avevo quelle piccole rughe attorno agli occhi e sulla fronte? Cos’erano quelle piccole macchie simili a lentiggini sulla mia pelle? Pensai che qualche giorno a letto mi avrebbe giovato e ridato l’energia che da giorni sembrava avermi abbandonata.
Cercando un pigiama pulito nel comò della nonna, trovai la sua lettera, arrivata insieme alla sua eredità e mai aperta. La presi decisa a leggerla una volta tornata a letto. Mi avviai sotto le coltri, dopo aver tirato le pesanti tende che gettarono la stanza in una oscura penombra. Le gambe mi si piegavano per la debolezza, il respiro era sempre più affannoso, quando passai di fronte al vecchio quadro. La figura velata era sempre di spalle, ma il viso riflesso allo specchio era quello di una giovane donna, la pelle rosea e sana, priva di rughe e gli occhi grigi brillanti di vitalità.
Il suo sorriso a labbra strette sembrava deridermi.
Spaventata mi allontai da quel volto così bello e perfetto. Da quella magia che sapeva sempre più di maledizione. Convinta di avere un allucinazione, crollai nel letto, respirando a fatica e stringendo tra le mani la lettera di mia nonna.
I soccorritori sfondarono la porta e l’odore di morte li colpì come un maglio. Corsero in ogni stanza finchè entrando in camera da letto rimasero scioccati da ciò che trovarono. Il cadavere di una donna giaceva nel letto, il volto era quello di una vecchia, consumato e emaciato, dipinto dai colori dell’ età e dal disfacimento della morte. Uno dei soccorritori corse a aprire le tende e le finestre per areare la stanza. L’odore era insopportabile. L’anziana doveva essere morta da almeno tre giorni. Passando di fronte al letto, l’uomo notò un quadro appeso alla parete. Una figura velata girata di spalle, un volto riflesso in un specchio ovale. Quello di una bellissima giovane donna, dalla pelle di seta e gli occhi grigi come perle. Ne rimase abbagliato ma proseguì verso le finestre.
Il suo collega stava controllando il cadavere. L’anziana donna stringeva tra le mani un foglio di carta spiegazzato. L’uomo lo sfilò delicatamente della mani secche e nodose, ormai molli, poiché il rigor mortis era arrivato e andato via.
Lesse le poche lettere vergate a mano sul pezzo di carta aspettandosi che l’anziana donna morente avesse cercato di scrivere le sue ultime volontà.
Invece c’erano scritte poche parole.
“Non attaccare il quadro della donna velata in camera da letto. Nonna”

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