Louis Gitanes e La Regina di Quadri

Tema: Il Quadro

Il sole della mattina illuminava i tetti di Parigi, la città più straordinaria del mondo. Dallo studio del detective Louis Gitanes, l’investigatore più straordinario di Parigi e dintorni, quella giornata luminosa di metà inverno sembrava contenere la promessa della primavera.
“E così, i ladri hanno portato via dai sotterranei del Louvre quel capolavoro norvegese…”
“Capisco, mio caro Cimierre”, rispose il detective, lisciandosi i baffi. “Quello che mi sfugge è perché un quadro tanto prezioso si trovasse nei sotterranei.”
Cimierre era stato il capo di Gitanes nella polizia parigina, finché il detective non era stato costretto da una vicenda poco chiara a mettersi in proprio. La vergognosa cacciata di Gitanes non impediva a Cimierre di ricorrere spesso e volentieri all’aiuto del suo straordinario ex-pupillo per risolvere i casi più intricati o delicati.
“Ma non si tratta dell’Urlo! Perdonami l’equivoco: l’opera di cui parlo è un quadro poco noto e che non viene mai esposto. E’ la famigerata Risata di Munch, dipinta dal grande maestro nel 1893 per controbilanciare la sua opera maggiore.”
Gitanes si accese una sigaretta. “Non l’ho mai sentito nominare. Ne sai qualcosa, De Barnée?”
L’assistente alzò la testa dall’albo a fumetti che stava leggendo avidamente. “Di cosa, capo?”
Il detective alzò gli occhi al cielo e non disse nulla.
“Ti sarei grato se mi dessi una mano a ritrovare il quadro, ragazzo mio”, continuò Cimierre. “Va assolutamente recuperato al più presto.”
Gitanes si strinse nelle possenti spalle. “Ti consiglio di tenere d’occhio i ricettatori, in questo caso. Un quadro di Munch scotterà parecchio nell’ambiente artistico, di certo i ladri cercheranno di sbolognarlo il prima possibile.”
Cimierre serrò le labbra e allora il detective annuì. “D’accordo, prendo l’impermeabile e ti accompagno al Louvre.”
“Te ne sono infinitamente grato e…”
“Non so cosa tu stia nascondendo, ma di certo c’è qualcosa che non mi hai detto”, lo avvertì severamente Gitanes. “Sappi che in queste condizioni non garantisco nulla. Accetto il caso solo per l’antica amicizia che ci lega. E per l’assegno a quattro cifre di cui mi hai parlato, è ovvio.”

“Michel, è così e basta.” Gitanes sembrava spazientito. “I pittori non usano mai i fumetti sui loro quadri. Non c’è una ragione specifica. Fare un quadro a fumetti sarebbe strampalato come piazzare una piramide nel cortile del Louvre! Smetti di farti domande stupide e cerca degli indizi!”
De Barnée annuì poco convinto. I due erano in compagnia di Cimierre in un lungo corridoio dei sotterranei del museo letteralmente stipato di pitture e tesori archeologici.
Cimierre indicò loro uno sgabuzzino. “La Risata era custodita in questa sala speciale, dietro la porta blindata.”
Gitanes osservò con attenzione la porta e lo spazio angusto che proteggeva. “C’era solo quel quadro?”
“Così mi hanno detto. La porta è stata aperta con un piede di porco. Hanno lasciato solo questa carta da gioco, una regina di quadri.”
“Queste sembrano bende da moscacieca!” De Barnée era chino e fugava in un mucchio di reperti micenei.
“Ottimo lavoro, Michel”, si complimentò il detective. Poi si rivolse al suo antico collega, indurendo lo sguardo. “Cimierre, questa storia fa acqua da tutte le parti. La Risata non è un dipinto qualsiasi, visto che di solito i ladri non vanno a rubare con gli occhi bendati.”
“Non capisco dove vuoi arrivare.”
“Cosa succede a chi guarda La Risata, Cimierre? Perché tenerlo in uno sgabuzzino e perché bendarsi gli occhi per rubarlo?”
“Ecco, mi imbarazza dirlo, ma circola la leggenda che chi guardi quel dipinto…”
“Puoi dirlo, Cimierre. Abbiamo già visto un certo numero di stranezze in città.”
“Che chiunque lo guardi scoppi a ridere a crepapelle e che non riesca a fermarsi, rotolandosi letteralmente per le risate.”
“Quindi quel dipinto è una sorta di arma. E questo non è un furto d’arte, ma la premessa di chissà quali crimini.”
“Quanto a questo, non mi viene in mente…”
“Lo so io, Cimierre. Ora bisogna soltanto trovare un modo di affrontare questa astuta criminale ad armi pari.”
“Sarebbe stata una donna a rubare il quadro?”
“E’ ovvio. Chi si firmerebbe come Regina di Quadri?”
“Vuoi dire come questo tizio con l’elmo che affronta la donna piena di serpenti nei capelli?” fece allegramente De Barnée. Gitanes si affiancò a lui, fissando il vaso antico.
“Sei un genio, Michel!”
Il suo viso si illuminò. “Davvero?”
“No, però ti darò lo stesso un aumento.”

“E così anche questo caso è concluso, Michel!” disse Gitanes rigirando più volte il ricco assegno.
“Non ci ho capito molto, capo.”
“E’ semplice. La Regina di Quadri mirava al favoloso diamante indiano che doveva arrivare a Parigi lo scorso sabato per essere esposto alla mostra sull’India misteriosa al Louvre. Il piano era semplice: entrare, scoprire La Risata di Munch e mentre tutti fossero stati a terra dal ridere prendere la pietra e scappare via.”
“E’ per questo che hai usato lo specchio?”
“Esattamente come Perseo. Così la Regina di Quadri è stata messa a terra dal suo stesso quadro.”

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