cibottiL’impronta dell’assurdo

Sono 17 e disposti in tre file.
Hanno forme diverse ma sono tutti scuri, ambrati come la terra e fortemente profumati.
Un momento… siamo 18, ci sono anch’io!
Ma che ci faccio qui dentro?
Mi sento compresso da una leggera coltre bianca, sottile come carta velina, da cui filtra un tenue chiarore.
“Oh nooo!!!”
Sono dentro la scatola di cioccolatini che ho regalato a Sonia, appena ieri?
Eh si, sembra proprio di si.
Non c’è il coperchio, possiamo respirare.
La sua mano solleva il foglio che ci ricopre e ci sfiora con le dita facendo scricchiolare gioiosamente la sede in cui siamo riposti.
Con quale voluttà lei sceglie quale mangiarsi per primo!
Tocca a quello due posti più in là… il tondo fondente.
“Oddio”, sono vicina al quadrato ripieno, devo avvertirla!
Mentre gusta visibilmente tre cioccolatini, troppo golosa, io le urlo la mia presenza.
“Sono io, amore, non mordermi…”
Ma sembra non sentirmi, si lecca le dita e le labbra con voluttà e mi si avvicina paurosamente.
“No, non farlo.”, ma lo fa, eccome!
Mi addenta, e la bocca diventa una maschera di sangue.
Le cola sul petto, scorre sulla scollatura e sempre più giù, fino a formare una pozzanghera vischiosa che si allunga sempre più
Lei urla, urla all’infinito.
Ma io no ho sentito dolore, non ho sentito niente.
Mi sono sciolto come neve al sole.
Niente ossa, solo sangue e sul coperchio della piccola scatola bianca, stranamente, appena una goccia.

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