Una piuma sul cuore

“Non lo capivo, no, era più forte di me. Non riuscivo a comprendere perché il mondo, a un certo punto si fosse fermato e avesse smesso di girare. Sembrava avesse scelto i miei punti deboli, che avesse radunato le nuvole più nere e avesse soffiato sulla piuma di una rondine per fare in modo che si adagiasse sui miei battiti.” Il fardello di quella piuma valeva come il peso di un fermacarte di vetro per Laura. Le serviva un motivo, uno solo per liberarsi dei tormenti, un motivo leggero come un cuscino e, allo stesso tempo pesante come una pietra. Ma non era facile trovare la ragione per cui una piuma si fosse posata sul suo cuore stanco. Si ostinava ad annusare il dolore, a morderlo come un frutto del peccato, ma di motivi lui, il dolore non ne ha, non ne vuole, non ne cerca. I motivi lui, se li trova da solo e tu non puoi farci niente. Lui arriva per farti male e basta, è il suo dovere. Laura passeggiava e si riempiva gli occhi di un mondo che non sentiva completamente suo. Avrebbe voluto andarsene un giorno, ma sapeva che quel dolore l’avrebbe seguita e raggiunta, comunque e dovunque, proprio come quella piuma. Non era importante allontanarsi. L’importante era trovare un motivo per dare una spinta a quel mondo che era stanco di girare. Le strade e i palazzi erano grandi e piccoli mostri che nascondevano segreti, paure, chilometri a piedi senza mai stancarsi. La vita era una strada di quelle da rabboccare col catrame, piena di ostacoli, era un bivio che prevedeva soltanto direzioni identiche alla fine. A Laura servivano un paio di forbici che tagliassero a metà i pensieri e li trasformassero in coriandoli. Tanti piccoli pezzi di carta sparpagliati che il vento avrebbe dovuto portare via con sé e fuori dalle sue tasche piene. Questo avrebbe voluto, diventare un bicchiere vuoto e sentirne l’eco, diventare freccia e colpire chi le aveva affidato quella piuma come si affida una spada prima di una sfida. Chiedere un’altra vita sarebbe stato troppo, così quel giorno decise di camminare, di affrontare il duello ad armi pari con il destino; camminò fino a che il sole non sparì all’orizzonte. Avrebbe perso la piuma lungo il tragitto, ne era convinta. Nessuno se ne sarebbe accorto, forse neppure lei. Un inizio o una fine non c’erano su quell’asfalto, c’era soltanto il desiderio di lasciarsi alle spalle quella che era, una donna sbagliata e giusta, una donna fragile e forte. Laura voleva semplicemente essere quel motivo che tanto cercava per se stessa, quel sole che oggi avrebbe visto con i suoi occhi, sparire timido dietro le montagne, per tornare l’indomani sicuro di una meta. Luci accese e spente, ali chiuse e aperte, stelle sbiadite, domande senza risposte. Laura era così, una voce discontinua le urlava dentro di tornare a vivere, ma lei faceva una gran fatica con il peso di quella piuma sul cuore. Arrivò in cima, vicino ad una chiesa. Ad aspettarla c’erano le lucciole che brillavano a festa tra i fili d’erba. Salì qualche gradino per chiedere perdono di fronte a colui che tutto può, per non aver capito il senso di tante cose che succedono e, come per incanto il mondo ricominciò a girare. Ruotava piano, così piano che poté danzarci sopra a piedi nudi. Laura danzò sull’universo delle emozioni finché non fece buio. Il motivo c’era, era dentro il suo mondo, ben nascosto nella sua intima preghiera di quella notte. Furono i suoi silenzi a darle ascolto, a concederle un’altra possibilità. Fu così che la piuma sparì, fluttuando tra le foglie degli alberi, accarezzando la speranza e i sogni di una donna finalmente libera.

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