Menzogne

Questa sera non è una sera come le altre, questa sera mi sento inerme e impotente.
Fino qualche ora fa, la mia vita procedeva in modo ordinario, almeno in apparenza.
Sono una mamma di due fantastiche bambine, Aurora di sei anni e Martina di quattro, loro sono il regalo più grande che la vita mi avesse mai donato.
Mio marito, lui, l’unico uomo che abbia follemente amato nella mia vita; un rappresentate riuscito che non fa mancare mai nulla ne a me ne alle mie figlie.
Dall’esterno una perfetta famiglia, però si sa la perfezione non esiste.
Può una telefonata riportarti alla realtà? Nella mia mente è impressa quella chiamata…
“Salve la contatto dall’ospedale, c’è stato un incidente dove suo marito è stato coinvolto, si rechi immediatamente qui!”.
Dopo quella frase mi sembrava di aver perso la parola e il respiro, un formicolio camminava in ogni singola parte del corpo, non riuscivo a proferire parola.

Avvicinai con le minime forze che avvertivo, una sedia verso me e senza alcuna delicatezza, ci crollai sopra, avendo sempre la premura di non far cadere il telefono e rischiare di interrompere la chiamata.
-“Signora, signora… mi sente? È ancora in linea?” … con il cuore in gola e con un soffio di voce riuscì a rispondere “Si sono in linea… non riesco a capire, è successo qualcosa? lui sta bene?” non mi venivano domande più intelligenti da fare sul momento, quella notizia mi aveva completamente agghiacciata.
L’interlocutore con voce un po’ seccata mi rispose: “Si rechi subito qui e le spiegheremo tutto!”
Riattaccai.
Il vuoto più assoluto nella mia mente.
Martina, in quel momento era lì, ha avuto sempre una sensibilità e una perspicacia anomala per una bambina della sua età, non disse nulla mi porse il suo orsacchiotto di peluche e dopodiché l’abbracciai così forte e scoppiai in un fragoroso pianto.
Lasciai le bambine a casa di un’amica e corsi più che potevo sulla strada, non prestando attenzione a nulla; dovevo raggiungere il prima possibile l’ospedale.
Durante il tragitto pensai a tutto ciò che poteva essere accaduto… non sapevo cosa aspettarmi.
Finalmente arrivai; corsi in quell’ospedale come se sapessi già dove andare, trovai sul mio percorso un dottore e farfugliando come se non sapessi più parlare chiesi di lui, di mio marito.
Mi disse di seguirlo e io lo seguì per un corridoio che sembrava non avere mai fine, avvertii brividi di freddo, nonostante ci trovassimo in piena estate, fu come se la mia mente si stesse già preparando alla notizia più brutta che avessi dovuto mai ricevere in vita mia.
Entrammo nel suo studio e mi chiese di sedermi, la mia testa era un tumulto di pensieri.
Il dottore aprì un raccoglitore e iniziò finalmente a parlare: “Signora, suo marito ha avuto un gravoso incidente stradale, il peggio è passato ma deve stare necessariamente a riposo poiché ha subito un forte trauma; non è tutto… accanto a suo marito abbiamo rinvenuto un corpo esanime di una donna, non abbiamo ancora accertato la sua identità; lei magari potrebbe aiutarci?”.
Ecco… quello è stato il preciso momento in cui il mio cuore si è fermato…
Voci nella testa insinuavano in me strane idee che non aiutavano assolutamente a rasserenarmi del fatto che lui stesse bene.
– “Non so assolutamente chi possa essere quella donna… io sapevo che lui fosse a lavoro!” risposi con fermezza.
Imbarazzato il dottore s’avvicinò, mi diede il cellulare di mio marito, una piccola pacca sulla spalla e disse: “Non si preoccupi faremo il possibile per suo marito e se abbiamo novità su quella donna non tarderemo a fargliela presente.”
Spensi le emozioni, fredda e cinica mi diressi nella sua stanza.
Lui là, nel suo letto, dormiva tranquillo ed io non potevo fare altro che guardarlo e solo una domanda mi rimbombava nella testa: “Dammi un motivo… dammi un solo e semplice motivo per rimanere ora qui con te”.
Nelle mie mani stringevo il suo cellulare, la tentazione era forte, cominciai ad esaminare i messaggi, le chiamate… il cuore batteva all’impazzata, dentro di me avevo la certezza che avrei trovato qualcosa.
Ahimè l’ho trovata! Quello che credevo fosse il mio uomo era un’ estraneo, le mie certezze non esistevano più, crollate tutte in un secondo.
Lasciai sul comodino il telefono con accanto un biglietto con parole scritte sul momento:
“Nulla potrà mai essere come prima. Prima di vedere, prima di sapere.
Ogni cosa che credevo di conoscere si è inesorabilmente trasformata in altro a me sconosciuto e tu stesso per me sei diventato uno sconosciuto.
A questo punto, penso di meritare di più di una vita di menzogne, ho donato troppo: i miei pensieri, le mie fatiche, le mie lacrime e la mia anima a te ed in cambio ho avuto la più grande delusione che avrei potuto mai ricevere.
La nostra vita è stato un castello di carte e la prima folata di vento l’ha spazzata via e con il vento vado via anch’io, lasciandoti la scia di un ricordo di un amore che poteva essere e non è mai stato”

12 Comments

Comments are closed.