Luna crescente

Coraggio, fatti forza e nel tuo silenzio dammi un motivo; uno solo magari, ma convincente e non mi sparare le solite balle e gli stereotipi da baci perugina: non sono il tipo giusto io, anche se tu non puoi ancora saperlo. Il rumore della risacca mi provoca una leggera nausea, l’odore intenso del mare stanotte non mi piace, ma l’orizzonte è limpido, le stelle circondano una sfera scura con una falce di luce brillante: la luna è crescente, la sua gobba a ponente non lascia alcun dubbio. Mi siedo sulla sabbia umida e ci affondo le mani dentro per non permettermi di cedere all’emotività e magari strapparmi un po’ di capelli: mi ascolti? Sto urlando e solo tu puoi sentirmi racchiuso nella tua bolla fragile e impenetrabile. Dammi un solo motivo e dammelo adesso. Perché dovrei tenerti? Non ho nemmeno una ragione valida da offrirmi e da offrirti: sono sola, senza lavoro, tuo padre si è ricordato di avere una moglie e tre marmocchi solo dopo aver saputo della tua presenza, pensa che si è scoperto persino ancora innamorato. Bastardo. I miei mi hanno detto di cavarmela da sola: come mi ci sono ficcata, devo tirarmene fuori. Ma che vuol dire? Dicono che loro non hanno voglia di ricominciare con un moccioso in casa, dicono anche che magari mia nonna ha voglia di darmi una mano visto che non ha nulla da fare. Forse sono addirittura meglio queste porte in faccia che l’odiosa ipocrisia di come sia bella la vita, di quante possibilità ti può offrire, di quanto sia bohemien essere una ragazza madre senza alcun tipo di sostegno. Sappilo da adesso, da subito, da quando sei solo un’ipotesi di vita: ti diranno un sacco di balle, ne sentirai di stronzate nella vita. Se avrai una vita. Sono passate due lune, non c’è rimasto molto tempo. Questa è l’ultima falce crescente che vedremo insieme, poi lei si dilaterà, crescerà e diverrà sfolgorante. E noi invece? Mi hanno dato solo ventotto giorni di tempo per decidere: il tempo di una fase lunare e poi potremmo o dovremmo separarci. Ti strapperanno dalla bolla siderale, ti aspireranno via e ti getteranno. Io starò male. Molto male, per mesi, per anni. Per tutta la vita. Qualsiasi altro figlio avrò mai sarà sempre il tuo fantasma; il fantasma di un abbozzo di vita implorato in una notte di luna crescente. Cosa potrei offrirti ora? Le mie braccia e poco altro. Ti interessa l’idea? Sarebbe durissima, ben oltre il sopportabile e io sono così stanca… Mi trascino sul lungo pontile: sembra sospeso sull’acqua; si allunga molto più in là della la zona balneabile, le onde sono piccole e ravvicinate, movimentano appena la superficie. Uno sbuffo e una gobba scura, mi sporgo oltre le travi in legno; un suono assurdo, alieno alle mie orecchie, una coda larga sbatte sull’acqua: un delfino. Sembra una visione onirica, sotto la falce di luna, nel mare scuro, questa creatura si agita e dice qualcosa che io non posso capire. Si rituffa nelle profondità, mi sposto per seguire la sua rotta, la superficie è ora quasi piatta, ecco di nuovo le piccole onde, sta tornando. Arriva sotto la luna una fotocopia in miniatura, sospinto verso l’alto dal muso del primo delfino: è la mamma che sospinge il cucciolo verso l’aria. Ora si è tranquillizzata e li vedo allontanarsi insieme verso l’orizzonte. Qualcosa mi bagna le mani, sono le mie lacrime che scivolano via mischiandosi col mare. Hai capito vero piccoletto? Staremo insieme io e te, lotteremo contro le onde e contro tutte le ipocrisie. Non stancarti più, non hai più bisogno di pensare ad un motivo, ad una salvezza. Dormi piccolo mio, dormi.

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