Pagine di illusione

Tema: aperto su una pagina a caso

Non era come avere il cuore in gola, l’eccitazione non era così veemente, era come sentire l’insistente solletico di bolle di sapone che scivolassero su, tra il diaframma e il cuore, per poi scoppiare con un plop frizzante.
In parole povere non poteva dormire, e tutto per quella frase inspiegabile su cui le era capitato di posare gli occhi; che poi, inspiegabile…, suvvia! Tenendo conto dei prodigi della tecnologia si poteva spiegare questo e altro. Non fosse che non si trattava di un romanzo contemporaneo avrebbe ipotizzato che l’autrice avesse avuto dei ripensamenti e avesse provveduto ad una nuova stesura del testo. Le sembrava di aver letto che con le edizioni in e-book si potevano aggiornare anche le copie già vendute; ma Jane Austen era morta e sepolta, Orgoglio e Pregiudizio era un classico della letteratura e allora perché l’editore avrebbe dovuto fare una cosa del genere?

Guardò l’orologio: le otto e mezza.
Era un’ora decente per chiamare la propria migliore amica il sabato mattina?
Doveva esserlo. Dopo una notte insonne passata a rimuginare sempre gli stessi pensieri, Samanta non ce la faceva più, voleva assolutamente sapere se quella frase la poteva leggere solo lei.
Col cuore che le sfarfallava in petto e i polpastrelli sudati compose il numero e ascoltò impaziente gli squilli rimbombarle nelle orecchie, ognuno una goccia d’olio sul fuoco della sua inquietudine. Perché Valeria non rispondeva mai?
“Pronto? Già sveglia a quest’ora, stai bene?”
“Sì, faresti una cosa per me? Potresti scaricare la copia di un libro e guardare cosa c’è scritto a pagina centoventuno? Sì, va tutto bene… No, non sono ammattita… Insomma! Faresti questa cosa per me? Poi ti spiego. Sì richiamami.”
Passo un’altra ora, lenta come un’era geologica, e quanto ci voleva?
Finalmente Valeria chiamò e le lesse il passo richiesto, poi tacque. In attesa.
Samanta non sapeva cosa pensare: “È tutto?” chiese, la lingua secca incollata al palato.
“Sì, è tutto, cos’altro vuoi che ci sia? Mi vuoi spiegare…?”
“Dopo. Sei proprio sicura che nella frase non sia citato nessun nome?”
“Sì, sono sicura. Sei proprio strana oggi.”
“E l’edizione è quella che ti ho detto? Va bene, grazie. Ci sentiamo.”
Posò il telefono e rimase per eterni minuti a fissare la parete di fronte a sé. Era tutto vero!
Esitante afferrò l’e-reader che attendeva sul comodino. La sera prima accendendolo si era aperto a una pagina a caso – lei aveva avuto l’intenzione di procedere con la lettura di un noiosissimo saggio – e invece si era trovata immersa nelle vicende di Elizabeth Bennet.
E allora cosa ci faceva il suo nome stampato a pagina centoventuno? Il suo nome così poco romantico?
Controllò e… era ancora lì:
“Ho lottato invano. Non giova. Non riesco a reprimere i miei sentimenti. Lei mi deve permettere, Samanta, di dirle con quanto ardore io la ammiri e la ami.”
Era tutto vero, il suo nome compariva per tutto il libro, anche la descrizione della protagonista coincideva ora con la sua. Mister Darcy voleva lei! Era tutto perfetto, meraviglioso! Tranne che per un particolare: che cosa saltava in mente a quella smorfiosa di Lizzy Bennet di rifiutare un uomo del genere?
Quante pagine avrebbe dovuto aspettare ora, prima che lui la stringesse tra le braccia!

7 Comments

  • Anna Ciraci

    quante volte abbiamo immaginato di essere la protagonista della storia? trovarsi dentro, nero su bianco e rispecchiarsi in ogni particolare. Bello lo voto

  • settegiornidifollie

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