Come nasce lo scriver del vento

Tema: Aperto sui una pagina a caso e Librerie impolverate

A volte mi sento scrittore, stampo pagine e pagine di vita quotidiana dentro la mia testa un po’ bacata e, ogni tanto, mi diverto a sfogliare la mia opera, tuffandomi nei meandri dei ricordi e sorridendo da solo davanti a un boccale di birra e immerso nella nebbia del fumo di una Luky.
Disteso dentro al silenzio viaggio attraverso il tempo, rivivendo emozioni soffocate dai giorni.
Mi soffermo spesso nella stanza dai mille volumi, grande e luminosa, dalle pareti immense e dal soffitto alto, è quella con tante storie, anche intricate fra loro ma ognuna con un’anima sola. Paragrafi che hanno sempre un inizio e una fine, resta solo il ricordo, bello o brutto poco importa, fa parte della mia libreria strettamente personale, e se a sfogliarlo rido o piango non fa nulla, ormai è passato sono solo pagine rimaste a segnarmi l’esistenza.
Altre volte ricerco labirinti più insidiosi. Discendo e salgo scale, apro porte serrate di soffitte o di cantine, dissotterrando capitoli inconclusi da polveri stantie, mi pongo sempre mille domande quando trovo quei momenti che non hanno avuto un seguito, tutte quelle faccende abbandonate che ti costringono a chiederti “E se invece”, quelle che lasciano in sospeso perché avresti voluto scrivere la parola fine e, al contrario, per mille ragioni, non l’hai mai fatto. È un’amara sensazione, che ti porta a sfogliare velocemente, senza soffermarti troppo anche se poi succede sempre che ti cade una pagina, una pagina a caso e tu non puoi far altro che chinarti, spolverare e leggere:
Lascia andare…

Il vento non si può fermare
vibra sopra ogni foglia
che fragile del suo voler
ne cade.
Soffia fra muri di corridoi
fischiando il potere
dell’avvolger polvere
che leggera
si fa trasportare
S’infrange contro l’abete
che secolare lo sa spiazzare
eppur prosegue con la sua furia
oltre le frange
che non può spezzare.
Lascia andare…
è vento non si può fermare
respira in cima al monte
ululando alla luna
che non può toccare
e nell’ira violenta
ne consuma la punta
che inerme
dentro la valle
riversa il suo stare.
Lascia andare…
Che del suo maestoso
viaggiare
ne fa l’arte
di un orgoglioso vagare
senza mai potersi attaccare
a ciò che il mondo
gli vuole mostrare.

L’ho scolpita sopra la porta della mia mente. Ogni volta che tento di entrare lascio andare e faccio in modo d’esser quel vento che non si può fermare. Disteso dentro al silenzio viaggio attraverso lo spazio, scrivendo emozioni mai vissute dal tempo e scoprendo orizzonti mai toccati dal vento.

16 Comments

  • Elena

    voto questo testo. Vere le parole del pezzo narrato. Mi piace il connubio prosa e poesia

  • Marina Atzori

    “Lascia andare… Che del suo maestoso viaggiare ne fa l’arte.” Il tuo vento è impregnato di poesia Anna. Brava, voto questo testo

  • Claudia

    Non so capire se sia triste questa sorta di introspezione che però, alla fine non vuole più entrare in sé e
    leggere. Lo voto

    • Anna Ciraci

      Non è un errore guardarsi dentro ogni tanto ma, a lungo andare, rischia di diventare un compiangersi addosso che non porta da nessuna parte, lasciare andare, quindi, per andare oltre, oltre quelle pareti che non ti permettono di vedere “ciò che il mondo ti vuole mostrare”

  • settegiornidifollie

    Per votare un testo bisogna apporre, nella sezione dedicata ai commenti, nella pagina del pezzo che si desidera votare la scritta “Voto questo testo”.
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