Il Grimorio Timoteo

Tema: Aperto su una pagina a caso

“Amelia ti vuoi sbrigare a raccattare le tue cianfrusaglie?” disse la vecchia stringendosi lo scialle scuro sulle spalle e grattandosi il naso lungo.
“Ho quasi fatto!” rispose un’enorme poltrona fiorata. Gertrude strinse gli occhi per vedere meglio e chiedendosi da quando avessero un tale mobile nella loro vecchia casetta. I fiori sbiaditi presero a dondolare di qua e di là, in una sorta di movimento ipnotico e infine alle loro spalle sbucò una testa di capelli ricci di un colore indeciso tra il grigio topo e il viola lavanda. Non era una poltrona ma il sederone di Amelia.
Gertrude sbuffò e ricominciò a guardare attraverso le scuri chiuse con aria preoccupata. Il suo piccolo bagaglio giaceva ai suoi piedi già da mezz’ora mentre quello di Amelia non era ancora pronto.
Un rumore di pentole e piatti che cadevano seguito da colorite imprecazioni la distolsero dal suo scrutare.

“Cosa diamine stai combinando, vecchiaccia?” urlò la donna cercando di raggiungere l’altra per controllare cosa la stesse trattenendo oltre.
“Sento puzza di fumo!”
“Sto fumando la pipa!” rispose Amelia.
“Questa è puzza di maiale arrosto!” disse Gertrude toccandosi il naso lungo e sottile “il mio naso non sbaglia mai!”
“Siiii…” rispose la vecchia alzando gli occhi al cielo avendo sentito quella frase solo un milione di volte nel corso degli ultimi quattrocento anni. “Quelli del villaggio non possono permettersi di arrostire un bel niente di questo periodo!” detto questo, roteò sul posto, agile come un furetto nonostante l’incredibile mole e scomparve di nuovo, dietro un altra porta.
“Saremo noi i maiali arrostiti se non fai presto!”le urlò dietro Gertrude con voce gracchiante.
Saltellando tra i vestiti, le pentole e la paglia la vecchia tornò alla finestra. Da lì riusciva a vedere quasi tutto il villaggio. Era l’imbrunire e il vento riusciva a portarle il suono di molte voci, riunite nella piccola piazza del paese. Li vide accendere le fiaccole e dimenare nell’aria i forconi. Sbuffò.
“Cosa non trovi adesso?” le disse, con voce solo vagamente spazientita.
Una voce soffocata le rispose una lunga frase incomprensibile anche per un udito giovane. Esasperata si lisciò i capelli rimettendoli a posto nella stretta crocchia che portava sul capo.
La faccia fuliginosa di Amelia sbucò da dentro la canna fumaria.
“Non trovo Timoteo.” disse torcendosi le mani,in preda all’ansia. “L ho cercato ovunque. Non lo trovo.”
Gertrude iniziò a cercare in tutta la casa in modo febbrile.
“Dove l’hai messo l’ultima volta che l’hai usato? Ma come fai a essere così sciocca?” urlava mentre lanciava ovunque cuscini, piatti, supellettili e qualsiasi cosa le capitasse sotto mano per guardarci sotto “e soprattutto come si fa a dare un nome così stupido al proprio Grimorio?”
Amelia era in lacrime e singhiozzava, il viso nascosto dentro lo scialle rosa; le voci dei contadini infervorati dalle parole del prete si facevano sempre più vicine.
Gertrude continuava a cercare il libro magico, fonte del loro sapere, che mai e poi mai sarebbe dovuto cadere nella mani di qualcuno al di fuori della congrega.
“Sei un pustola pustolosa sulle chiappe rugose di una pulce lebbrotica!”
“Non mi dovresti parlare così…” rispose Amelia tirando su col naso.
“Dovrei lasciarti qui in mano a quei zotici puzzolenti e andarmene. Trasformarmi in corvo e restare a guardare mentre arrostiscono per bene le tue grosse e inutili chiappe!”
“Sei crudele…”
“Avrei dovuto lasciarti a Salem dove c’era quel simpatico Inquisitore che si era preso una rovente cotta per te!”ringhiò Gertrude lanciandole addosso un cuscino e colpendola sulla testa.
“Stai davvero esagerand… Eccolo!” urlò Amelia stringendo il grosso libro nero tra le braccia e iniziando a saltellare per la stanza. “Possiamo andare ora!”
Purtroppo quando le due donne si avvicinarono al portone videro che la folla urlante era giunta fino alla loro piccola casetta sulla collina; l’avevano circondata e agitavano torce e forconi in maniera molto convincente.
“Per la Dea, cosa facciamo ora Gerty? Non voglio essere bruciata di nuovo! Fa un male del diavolo!”
Gertrude strinse gli occhi pensierosa.
“Prendi Timoteo!” urlò Gertrude cercando di farsi sentire in mezzo a tutto quel rumore. Fuori i contadini inneggiavano al motto di: “Brucia la strega!” Scosse la sorella per farla concentrare. “Apri il libro su una pagina a caso e leggi l’incantesimo!”
“Quale incantesimo?” fu l’ultima cosa che Amelia riuscì a dire prima che la porta cedesse sotto i colpi, crollando a terra e alzando un immensa nuvola di terra e polvere.
I contadini entrarono nella piccola casetta, trovandola in completo disordine, ma delle due streghe nessuna traccia. Perquisirono ovunque tuttavia sembravano svanite nel nulla.
Ugo, il lattaio, notò sul tavolino del salotto tre oggetti che colpirono la sua scarsa attenzione. Uno era un libro di cui con molta fatica riuscì a decifrare il titolo “Le ricette di cuoco Timoteo”. Lo gettò sul divano sgualcito non sapendo che farsene. L’altro oggetto era un grosso cuscino fiorato e anche quello venne gettato via. Il terzo era ben strano trovarlo in quel punto della casa. Era un vaso da notte con un manico lungo e stretto che sembrava quasi un naso. Lo afferrò con la mano e portandoselo dietro si affrettò a riempirlo come erano soliti farlo a quel tempo.

14 Comments

  • Anna Ciraci

    non voglio pensare alla fine della povera sventurata… voto per questo testo

  • Stella

    Voto questo testo. Un finale simpatico, in cui il destino gioca brutti scherzi.

  • CINZIA MOREA

    Divertentissimo. Mi pare di vederle quelle due streghe. Starebbero bene in un film di animazione.
    Voto questo testo

  • settegiornidifollie

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