Il profumo dell’inganno

Gusto: Limone

Il profumo dei limoni si spande nella stanza , mentre spezzo il frutto giallo , lo spremo, verso quel liquido chiaro nel bicchiere che ho di fronte a me , sul tavolino. Una crepa percorre il vetro per tutta la sua lunghezza .Lo girerò dall’altra parte, così mentre berrò non mi farò male. Strano, davvero strano , quest’istinto di conservazione che viene fuori proprio ora, nel momento meno opportuno . Raccolgo gli altri cocci da terra . Se tu vedessi il disordine di questa stanza… ma tu non vedi, e non puoi più sentire .
Mi lecco le dita. Il gusto aspro , potente, mi esplode in bocca , mi proietta verso sensazioni ancestrali , confuse, uterine. Tossisco .E’ uno sbaglio, penso ,uno scherzo della natura. Com’ è ingannevole questa giostra , questa vita! E’ un odore fuorviante , quello che si sprigiona dalla buccia butterata e lucida ;un odore che sa di buono, che carezza i sensi e fa viaggiare la mente verso paesaggi ad acquerello, ondeggianti di morbide colline e alberi dalle foglie larghe e profumate . E’ il sole che ora riempie quest’angusta stanza , giallo e splendente .E’ il calore che s’irradia sulla mia pelle , prima raggiunge le mani , poi le braccia , infine il petto . L’odore nasconde , omette, cela. Nessuno penserebbe che un così bel frutto possa ferire il palato, bruciare sulla lingua . Nessuno penserà che un mondo così bello potrebbe offrire altrettanto dolore e sofferenza a chi cerca disperatamente di nutrirsene per sopravvivere . Io per primo ero stato ingannato.
Bevo. Dimentico di girare il bicchiere . Mi ferisco le labbra . Il gusto del sangue copre l’asprezza del succo di limone misto al veleno . Fra pochi istanti , quando andrò a dormire , sognerò per l’ultima volta . Volerò fino all’immenso giardino ,oltre il muro a secco , dietro la casa della mia infanzia, tra gli alberi profumati dei cedri e dei limoni ,là dove una volta ebbi l’ardire di pensare di aver trovato la felicità, insieme a te . Povero sciocco ero ; e mi rifugerò un’altra volta ancora all’ombra di quelle fronde, prima dell’ultimo viaggio .
Ora il calore dal petto sale e mi circonda le tempie. Piccolo , innocente fanciullo che ero , mi sdraierò sotto una coltre di foglie ; il mio vecchio cuore non regge l’attesa . Non arriverò mai in tempo all’appuntamento con il mio destino .Tremo. Arranco verso il letto. Ce l’ho fatta, le sono accanto . Lei è ancora lì, gli occhi aperti , ma non mi guarda più . Lei che fuori aveva ancora le sembianze del sole , ma sotto l’involucro era ormai inasprita e secca. Andiamo via insieme , mio tesoro . Niente più sofferenze per noi . Passeggeremo nel giardino rifugio del nostro cuore , e tu ricorderai tutto quello che finora hai dovuto dimenticare . Ti stringo la mano, fredda nella morte, e sorrido al pensiero del calore che invece mi sta soffocando . Aspettami, non ti muovere. Fra poco sarò con te .

Quando la polizia scoprì i corpi , tempo dopo, erano ormai ridotti a un mucchietto d’ossa . Nessun parente aveva denunciato la scomparsa , nessun vicino si era accorto che in quella casetta rosa, alla fine del viale, un vecchio si era tolto la vita , dopo aver ucciso sua moglie , da tempo malata, somministrandole del veleno nella limonata . Chi passava da quelle parti giurò di aver sentito , nell’aria , un profumo , come di fiori di cedro … ma forse era solo un’illusione , un’inganno di quel mondo che non aveva voluto vedere la sofferenza in quella triste realtà, pregna di infermità e solitudine.

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