Caffè, amore e odio

Gusto: Caffè

Era Aprile. Il sole penetrò attraverso le fessure delle tapparelle, inondando la stanza con raggi di luce . Come ogni mattina, Alessandra fu svegliata da suo marito con un bacio. “Ciao piccola, ho acceso la moka, fra un pò sarà pronto il tuo caffè. A stasera”. Rimasta sola, si alzò, andò in cucina e si sedette sul divano, aprendo a stento gli occhi dopo un’altra notte insonne. Ormai erano giorni che non riusciva a dormire quattro ore di fila. Affondò la testa sul cuscino e ripercorse nella mente i pensieri tormentati che la lasciavano sveglia e che avevano preso il sopravvento su di lei e sui buoni propositi che si era posta, per affrontare al meglio le giornate. Ancora assonnata e già stanca, nelle sue orecchie riecheggiava il silenzio della stanza, unito al frastuono della sua mente, che iniziava già ad elaborare ciò che avrebbe affrontato nelle ventiquattro ore a seguire. Caduta in uno stato tra veglia e sonno, fu risvegliata pochi istanti dopo dal gorgoglio del caffè ormai pronto. Si alzò, spense il fuoco e alzando il coperchio della caffettiera fu avvolta da una nuvola calda, che si insediò nelle sue narici, facendole assaporare il profumo intenso. Adorava quel gesto e ogni giorno era un rituale sempre piacevole. Dopo averlo zuccherato e messo in una tazzina, incominciò a sorseggiarlo pian piano, gustandone l’aroma intenso ma delicato. Era così tutte le mattine e in tutti i momenti della giornata, in cui c’era occasione di degustare il suo amatissimo caffè. Nel pieno della dolce pausa preferita, le sue paure, ansie, dubbi, i suoi problemi e sopratutto l’eco dei suoi errori, non assumevano lo stesso peso, tutto le sembrava più leggero, come se quel caffè le desse la carica giusta per affrontare il mondo intero. Anche le sue insoddisfazioni personali, per quanto potessero sembrare più amplificate in quel momento, per effetto del rilassamento mentale, sembravano perfino quasi scomparire alla sua vista. Durante la giornata, quando la pressione lavorativa diventava incalzante e l’aria sempre più irrespirabile, ritagliava sempre un angolo del suo tempo in cui rigenerarsi. Quella pausa era il momento di ricarica delle energie perse. Infine la sera, il momento più dolce. Non vedeva l’ora di finire la cena, per condividere e gustarsi il meritato caffè insieme a suo marito. Erano sposati da cinque anni e la loro vita matrimoniale era normale, con alti e bassi . Alessandra era consapevole del fatto che a volte, i problemi si ripercuotevano anche nella loro vita di coppia e sapeva con certezza, che era normale se ogni tanto i momenti di sconforto fra di loro venissero a galla. Ma era conscia anche dell’esistenza di qualcosa che la opprimeva, qualcosa che nemmeno la sua pausa preferita riusciva a placare. I giorni passavano e le tensioni, pensieri personali e sopratutto quel qualcosa che aumentava come una spina nel fianco, incominciarono a prendere il sopravvento e non sempre il caffè le dava sollievo facendole superare quegli attimi di scoraggiamento. Quello che aveva nel cuore, andava oltre un buon presupposto e le opere di convincimento verso se stessa. In realtà stava perdendo pian piano ogni speranza e quel dolce aroma, non aveva più la stessa magia di un tempo.

Una mattina, mentre sorseggiava il suo buon caffè, triste nel suo animo, guardava fisso all’interno della tazzina, ruotandola su se stessa con fare distratto. Improvvisamente qualcosa si mosse all’interno. Non c’era nulla, ma la sua immaginazione in pochi secondi vide la miscela del caffè formare un cuore con le bollicine, createsi durante il travaso. In altri momenti avrebbe sprizzato felicità, lasciandosi trasportare dall’idea dei segni del destino. Forse qualcuno le stava dicendo di ritornare ad affrontare le cose con amore e gioia? In quel momento tutto quello che fece fu solamente sorridere, convenendo che solo il tempo, un giorno, le avrebbe dato conferma di quel segno.
Passarono due mesi. Era una fresca mattina di Novembre. Alessandra si asciugò il viso con l’asciugamano, con gli occhi ancora gonfi e rossi, come se qualcuno fosse passato su di lei con un carro armato. Si guardò allo specchio, aveva un aspetto orribile e nessuna voglia di andare a lavorare, ma doveva. Ritornò in cucina e aprì le finestre per fare entrare aria fresca.
Guardò il caffè. “Ironia della sorte” pensò. L’aveva sempre aiutata nei momenti difficili, un toccasana delle sue giornate buie, ma soprattutto un segno di speranza e d’amore e perchè no, un piccolo portafortuna. Il tempo finalmente aveva dato risposta al segno di quella famosa mattina passata, quando ormai affranta, non sperava più che il sogno più bello della sua vita, invece si sarebbe presto realizzato.
Con una smorfia e coprendosi le labbra con una mano per il forte senso di nausea che ancora sentiva, prese il caffè e lo gettò nel lavandino. Chissà quando avrebbe ricominciato a berlo. Una cosa era sicura, per gli otto mesi futuri, no di certo.

21 Comments

Comments are closed.